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Politica. Meridionalismo. Blues.

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mercoledì 16 aprile 2025

Un esempio di partecipazione politica. Parte III.

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A Polistena ci andai con Domenico Veltre, che intravide nella mozione Civati la possibilità di attivarsi. Lì trovammo e stringemmo conoscenza e amicizia con Marco Parlato, vero motore dell’iniziativa a favore della mozione Civati. Con queste due persone si strinse per molto tempo una collaborazione costruttiva, fatta di condivisione di tempo e progetti. L’incontro con Civati fu molto interessante: era suo interesse – e anche nostro – formalizzare un’alternativa politica dentro e fuori al PD in territori periferici e complessi come la provincia di Reggio Calabria. Lo trovai disponibile, favorevole agli scambi di opinioni, come sempre. Introverso solo apparentemente, argomentava, come ora, in modo scorrevole e nuovo. Era quello che serviva per iniziare a progettare cose politiche diverse. Ricordo che gli chiesi, come ultima domanda: a quale filosofo ti ispiri? (avevo saputo dei suoi studi). Mi rispose: Giordano Bruno. A posto, pensai, gli si può dare credito.

Da quel momento iniziò il processo di costituzione del Comitato del futuro partito di Possibile a Siderno, nella Locride e in provincia di Reggio. Bisogna specificare che presentare e organizzare una mozione congressuale innovativa per persone non abituate a consuetudini politiche era un fatto nuovo e non legato a correnti preesistenti, che di fatto bloccavano il partito. Le mozioni furono discusse democraticamente. Saltando le fasi organizzative del congresso, dirò che il risultato a cui arrivammo lo ritenevamo soddisfacente, nel circolo cittadino: una cinquantina di preziosi voti, rispetto alle molto più votate mozioni concorrenti. Insieme a Francesco Lombardo, necessario amico con cui confrontarsi senza risparmio, ci trovammo determinati a continuare nell’esperienza di messa in pratica della mozione. Sul piano nazionale il confronto, come si sa, non ebbe sviluppi diversi da quanto preventivato: Renzi vinse, Civati si assicurò quel 10% circa che ci metteva nelle condizioni di continuare ad elaborare tesi e progetti costitutivi di un nuovo partito.

Ci costituimmo come Comitato Territoriale Costa dei Gelsomini il 7 Luglio 2015. Fu necessario e liberatorio lasciare il PD, supportare tesi condivise con i nuovi compagni di partito, proporre e progettare un modo che a noi pareva diverso di pensare la società, trovare metodi nuovi di partecipazione politica, scansare le prassi ripetitive e funzionali alle correnti dei partiti tradizionali. Davvero, pensavamo a Giorni Migliori (che fu uno dei primi testi scritti da Giuseppe Civati). Iniziò l’attività del Comitato, contraddistinta dalla scelta accurata dei temi sociali, dalla attività di supporto – referendum e relative raccolte di firme, convegni e riunioni pubbliche con oggetto le cause civili che avevamo individuato come principali emergenze ed esigenze nel nostro territorio. Siamo stati sempre affiancati dal nuovo partito, i cui responsabili sono venuti più volte a trovare la cittadinanza, a spiegare il perché, secondo noi, fosse necessaria una diversa metodologia in politica. Non ringrazierò mai abbastanza Giuseppe Civati per la sua disponibilità, i Comitati nazionali per averci fornito assistenza e supporto. Tutti i componenti del Comitati erano d’accordo sulla necessità di praticare l’attivismo, di cercare comportamenti diversi, perché ci sentivamo diversi. Avevamo bisogno, come abbiamo bisogno ancora adesso, di poter frequentare consessi politici meno ipocriti e fasulli.

Dal confronto incessante dentro quell’organismo politico innovativo di Siderno Libera, in cui erano presenti e attivi partiti storici di sinistra i cui dirigenti avevano trovato il sistema, il modo, le prassi per convivere e operare insieme fino a proporsi nelle elezioni amministrative del nostro paese con risultati encomiabili, si poteva solo acquisire esperienze indispensabili per dare e prendere disponibilità all’ascolto. Un periodo molto intenso, con il necessario stress per arrivare a sintesi e compromessi a farci compagnia.

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mercoledì 9 aprile 2025

Un esempio di partecipazione politica. Parte II.

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Nel caso del Comitato Costa dei Gelsomini Possibile, si colse l’opportunità di riconoscere le prassi politiche del Partito Democratiche come inconcludenti e scontate. Realizzate e messe in atto venendo meno alle premesse del suo varo. L’ingresso e la dirigenza dei renziani devastarono la propensione progressista, già larvata e largamente inespressa nei territori e nei governi nazionali, di fatto conservatori. Tutte le energie di quegli anni furono costantemente indirizzate verso la ricerca del consenso senza provocare riforme e atti di governo innovativi, se non nel senso renziano: la conservazione, la riduzione dei diritti dei lavoratori, demansionamenti in ambito pubblico, disconoscimento della tutela dei diritti delle classi produttive a partire dal mancato incremento dei salari, la disparità dei trattamenti economici di genere e tra Nord e Sud, sanità differenziata a sfavore del Sud, istruzione a caro prezzo. Per ognuna di queste classi di problemi ci affannavamo a produrre proposte, a presentarle, a raccogliere firme. Su questo ultimo punto è assolutamente il caso di aprire un capitolo più importante dell’attivismo del Comitato Costa dei Gelsomini.

La troppo veloce storia del Comitato Territoriale Costa dei Gelsomini Possibile iniziò quando io, in preda ad insoddisfazione cronica da frequentazione del PD (lo dico senza vergogna: non è che ci fossero incubatori di pensiero critico di livello molto diverso, al tempo), ricoprendo anche modesti incarichi temporanei come nel caso della necessaria stesura del Codice Etico di Circolo. Stesura compiuta con altri iscritti e, se non ricordo male, portato in assemblea e discusso.

Dentro quel partito stavano accadendo cose. Dal Nord mi arrivò notizia della determinazione politica di un consigliere regionale lombardo, tale Giuseppe Civati che, presente anche nella Direzione Nazionale, iniziava a scrivere, dire e comunicare concetti alternativi rispetto alla star del momento, Renzi. Preciso che qualsiasi voce alternativa al renzismo la leggevo, analizzavo, soppesavo. La questione era anche un’altra: come mai tante persone trovarono in questo centrista funambolico un riferimento politico affidabile. Resta per me un mezzo mistero, tenendo anche conto della premessa: questo partito, allora come ora, se mi è concesso, è alla costante ricerca di consenso fine a se stesso. Di capovolgimenti del modo di operare non se ne parlava e non se ne parla ora, anche con i cambi di Segreteria.

Da quella voce nuova, dunque, mi arrivavano concetti politici altrettanto nuovi e coraggiosi: diritti sociali e diritti civili finalmente uniti. Qualcosa su cui studiare, approfondire, attivarsi. Civati iniziò a girare l’Italia. Incredibile, venne in Calabria, a Polistena, ricordo bene. Il congresso del partito era in preparazione.

Di come si svilupparono le cose ne scriverò nella prossima parte.

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mercoledì 2 aprile 2025

Un esempio di partecipazione politica. Parte I.

 


E’ certo che l’esperienza politica degli anni 2013 – 2018 vissuta in Italia e anche nel nostro piccolo universo calabrese, ha lasciato tracce indelebili nei protagonisti, elettori e attivisti di sinistra genericamente detta. Abbiamo voluto sperare che nascessero, dalle scissioni dei partiti tradizionali, uno o più movimenti liberi politicamente.

Sembrava, in quei mesi, che entrare a piedi uniti dentro quelle casseforti politiche che erano i partiti potesse provocare una risposta dal basso non scontata, con qualche risultato sul piano delle pratiche quotidiane della rappresentanza, nella condivisione dei problemi sociali, nella ricerca di soluzioni praticabili, possibili.

In effetti, sul piano locale, una risposta si ebbe. In breve tempo, come se la laguna politica non aspettasse altro, si concentrarono diverse spiccate personalità – diverse per qualità e quantità – intorno al fuoco dell’entusiasmo di alcuni. Intense emozioni, quelle vissute.

Riunioni con O.d.G. seri che andavano a toccare le piaghe della Locride e del Reggino; gli incontri con i dirigenti dei nuovi partiti e movimenti erano incentrati sulle proposte politiche, sulle priorità dei problemi, sulla caratura dei candidati di area sollecitati a rappresentare l’intero movimento progressista.

Potrebbe essere facile ora sentenziare che da parte di frange dei sempre presenti politici navigati e scaltri, il tutto fosse realizzato per esercitare il controllo dell’entusiasmo, ingenuo forse, che si stava manifestando. Ma non credo che fosse tutto così scontato e prevedibile. Le manovre politiche erano riconoscibili: un errore, probabilmente, fu quello di credere che la ruggine tossica delle pratiche secolari della manipolazione potesse essere scalfita, ridotta, ricondotta a dimensione fisiologica. Ognuno di noi era cosciente della natura profondamente velleitaria, ma necessaria, degli scossoni che volevamo infliggere ai mestieranti politici. E riuscimmo, all’interno dei movimenti politici attivi allora – Siderno Libera (vero laboratorio di qualità politica di livello superiore, ideata e realizzata da esponenti di varia provenienza), poi
il Comitato Costa dei Gelsomini Possibile e i partiti di sinistra tradizionali, a provocare la discussione, il dibattito, la formulazione di proposte da avanzare al governo locale e all’elettorato.

Eravamo uniti negli intenti, apparentemente, nell’individuare i responsabili della stagnazione politica: quelle figure amorfe che imprigionavano le proposte e impedivano i cambiamenti dei comportamenti.

Le crisi sociali erano, come lo sono oggi, evidenti: fondate sulla scarsa preparazione culturale e professionale dei dirigenti pubblici e degli attori politici, oltre che dall’endemico egoismo, del manicheismo, della scarsissima propensione al credito politico. La reciprocità politica, il particolare atteggiamento positivo che consente di scegliere gli obbiettivi da perseguire attraverso le formule politiche per limitare le carenze strutturali ed evidenziare le esigenze della nostra società, è rimasta quasi assente. Tranne che in casi sporadici, dovuti al credito che veniva riconosciuto ai singoli componenti dei partiti e comitati, molto di più che ai motivi che avevano ispirato la nascita dei nuovi partiti e movimenti.

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domenica 23 marzo 2025

Perché le sinistre proteggevano i poveri. Lo ricordate?

 

Il povero è incluso nella società, che lo soccorre proprio perché lo riconosce come suo punto vulnerabile. E come membro della società egli è un cittadino dello Stato. Tuttavia il povero, per il fatto di essere assistito, subisce un processo di declassamento. L'obbligo di aiutarlo insorge proprio in quanto egli non fa parte di nessuna delle cerchie sociali definite dalla divisione sociale del lavoro e costituisce una minaccia potenziale.

Il povero vero non è solo povero: è un povero invisibile. Appartiene alla società solo come soggetto privo di diritto. Povero di diritti, oltre che di opportunità e mezzi.

Le sinistre hanno smarrito anche la loro ragione d’essere primaria: la redistribuzione delle ricchezze e dei diritti esigibili prodotti ad ogni livello e misura; non basta che sia solo dichiarata e poi non praticata. Sulla base di questa legge fondamentale si dissolverebbe anche la migliore intenzione unitaria; è una legge impegnativa, ferrea, che divide i conservatori – ormai la maggioranza degli italiani – e gli italiani con bisogno di uguaglianza.

Meglio prevaricare e spacciare la diseguaglianza per merito, ci spiegano.