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Politica. Meridionalismo. Blues.

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martedì 30 dicembre 2025

Vietato sottovalutare.

Mi va di rivalutare il comportamento di ogni singola pecora del gregge. Sia detto senza alcuna smania di offendere qualcuno.

Di questi tempi si additano persone che non avrebbero né voglia, né tempo e né interesse a scegliere tra due o più opinioni; tra due o più schieramenti, forse perché non è al centro dei loro pensieri il posizionamento sociale, tantomeno quello politico.

A volte anche noi, quelli per così dire motivati, usciamo dal chiuso a uno, a due, a tre alla volta mentre altri stanno timidi a occhi bassi ad aspettare. Quella bella forma di attesa prudente dettata dalla saggezza popolare. Quello che fa la prima pecora poi lo fa la seconda e così via. Se la prima si ferma, le altre pure; si fermano anche se non sanno perché. Ma l'andamento è onesto, regolare, per niente violento o agitato.

Verrà il momento, il prossimo anno, di un cambiamento dell'assetto sociale e politico italiano?

No. Buon anno.

domenica 23 novembre 2025

La Lista Civica, serve?

 


La Lista Civica, serve?

La prima considerazione che mi viene in mente è che c’entra moltissimo il gradimento e la notorietà locale del candidato a Sindaco in una elezione locale. Le liste civiche a sostegno sono una espressione logica del pensiero del candidato forte. Se il candidato a Sindaco non è dotato di ampia autonomia rispetto ai partiti di riferimento o di collocazione ideologica, la necessità di affrontare situazioni particolari e problemi di carattere territoriale precisi può portare alla ricerca di soluzioni di coalizione diverse da quelle nazionali. E questo è un limite, secondo me. Da elettore schierato non la vivrei bene, vista la inevitabile variabilità delle decisioni che una simile amministrazione a guida personalistica potrebbe prendere.

Il contesto elettorale sarebbe contraddistinto dalla indispensabile “visibilità sociale” del candidato Sindaco. Potrebbe realizzarsi quello spiacevole imprevisto dettato da movimenti politici locali di “notabili” o presunti tali. Questo tipo di situazione fa entrare dentro la competizione questioni che riguardano la posizione economica autonoma, la posizione sociale, l'attività politica svolta in modo occasionale e, presumibilmente, in rottura con le strutture dei partiti tradizionali. La qual cosa non è sempre negativa, solo che separa sempre più la posizione politica del candidato dalla esclusiva “sapienza e autonomia amministrativa” nella gestione del Comune. Resta un problema di non poco conto, questo. Chi preferisce separare l’amministrazione contabile, ragioneristica e progettuale dal pensiero politico a guida delle decisioni, potrebbe incorrere in decisioni contraddittorie, deludendo gli elettori – esclusi coloro che scelgono la persona a prescindere votando una delega in bianco – che vorrebbero ognuno essere assecondati nei loro desideri e attese.

I membri delle liste civiche e i loro sostenitori si riuniscono solo periodicamente, in occasione delle elezioni, per preparare le liste dei candidati e la campagna elettorale. E’ una sorta di associazione basata essenzialmente su individualità in una situazione di ristretta competizione elettorale. Il partito è (dovrebbe essere) invece organizzato sulla base di comitati elettorali e il rapporto con i gruppi di elettori non è basato su meccanismi di delega, ma sulla fiducia verso chi la pensa allo stesso modo. Teoricamente, come ci dimostra la politica ondivaga a livello nazionale dei partiti sopravvissuti al populismo.

I partiti, anche a livello locale, avrebbero (dovrebbero avere) invece una articolata organizzazione, da cui deriverebbe rapidità di decisione, uniformità, disciplina; cose che ne farebbero uno strumento politico molto più efficiente ed efficace delle liste civiche.

Guardiamo lo scenario attuale, in cui anche partiti organizzati a livello nazionale presentano localmente situazioni talmente scabrose da finire con il facilitare la nascita di movimenti locali insubordinati a qualsiasi logica politica coerente. Le correnti personali nelle singole sezioni del territorio trasformano la mancanza di un’ideologia complessiva decisa dalle assemblee nazionali, dai congressi e dalle segreterie, in singole tribù guidate dal potente di turno, con deviazioni che, quando non fanno accapponare la pelle per le contraddizioni che determinano, fanno intendere che la politica è sfruttata anche localmente per coltivare interesse personali o, al massimo, di famiglia e club molto ristretti. Questa ondata dei personalismi dovrà essere in qualche modo smorzata, pena il disinteresse (in fondo voluto dai candidati e dai dirigenti di partiti e movimenti) verso il momento elettorale. Non stiamo scegliendo un bel niente. Si vede, si?

giovedì 23 ottobre 2025

L'attesa pubblica.

 


L’attesa pubblica.

L’attesa per essere sottoposto a una visita medica presso una struttura pubblica è, alla mia età, una evenienza frequente. Dipende forse dal fatalismo che cresce con l’andare del tempo; dalla facilità relativa con cui si raggiungono le sedi dove si svolgono le visite; dalla consapevolezza che la sanità pubblica è sottoposta ad uno stress continuo. Non mi considero un privilegiato: privilegiato è chi sta abbastanza bene da non dover ricorrere a visite mediche se non sporadicamente.

I problemi veri diventano quasi insormontabili quando le patologie assorbono troppe energie. Quando non c’è alternativa al trattamento medico e clinico; quando le vite vengono trasformate in un inseguimento di un benessere fisico ormai mito, leggenda, desiderio e lavoro.

Ecco, la malattia da curare è un secondo lavoro, se non un primo lavoro. Assorbe tutto l’essere. Pretende il rispetto di scadenze fisse da rinnovare, controlli, interlocutori almeno cordiali. E, come tutte le attività umane, prevede che non siano i disguidi, i ritardi, gli equivoci a dettare e scandire le ore.

La pazienza assume in queste fasi un valore enorme: lo stato di disagio fisico trasforma le persone in pazienti, qualsiasi significato questa parola assuma.

Lo specialista osserva, chiede, si informa. Se serio, comprende anche lo stato d’animo e le difficoltà del paziente. Nelle strutture pubbliche – non convenzionate, non private – queste necessità si acuiscono, diventano bisogni essenziali nel momento della richiesta di rimedi e della proposta di cure.

Per stare bene con chi si convive, nell’ambiente sociale in cui ci si muove, serve stare bene. Lo chiede questa società dei consumi estremi. Bisogna avere la buona sorte di stare bene fisicamente, psicologicamente, con una posizione economica almeno accettabile. Se non si sta bene, questo tipo di società si pregia di dare assistenza in modo, come dire, asimmetrico. Di alcuni servizi medici c’è la presenza, di altri c’è estrema carenza. Ma dei pazienti, i pazienti in tutti i sensi, si capiscono poco, mi pare, le esigenze e le difficoltà a convivere con le patologie.

Chi non sta bene, ha il diritto di non essere paziente.

Attendo di fare le visite e cerco di essere un paziente consapevole.

martedì 21 ottobre 2025

Sereni?

No. Non c'è da stare sereni.

Si può fingere di esserlo, si può essere fatalisti fino a quando dura una presunta autonomia territoriale che è vero isolamento culturale e fino a quando si decide di infischiarsene.
Ma non ci si può eclissare per sempre. Neanche ignorando dietro paraventi da "dolce vita che non c'è", il mostro si muove.
Come si muove? Lo vedremo ora, come si muove: vedremo come si agiterà, il mostro, per dividersi le somme per la ricostruzione dei territori distrutti. Questo è il metro per verificare quanto è costata la carneficina e la distruzione di un territorio già pesantemente condizionato da terrorismo e oppressione.
Se vogliamo guardare la situazione dal punto di vista delle vittime in vita o delle vittime ormai perse. Dal punto di vista economico (cinismo assoluto), è tutto un affare che fa lucrare miliardi.
La "riparazione dei danni di guerra", la chiameranno. Per molti approfittatori sarà un'occasione per investire, continuare ad arricchirsi, fare propri territori forse da sfruttare per risorse nascoste sotto migliaia di cadaveri, deserti e mari antistanti.
Due righe tratte da uno studio di una rivista specializzata (Archivio Giuridico Filippo Serafini) forse servono. Ma non ho pretese di suscitare interesse in tutti.
Dolorosa lettura, che riguarda noi italiani. Se ancora lo siamo.
"Interi paesi arsi e demoliti; consumati in un forzato pellegrinaggio tutti i risparmi degli abitanti; incolte e devastate le campagne; abbattute e rovinate le foreste; disperso il bestiame; colpiti da sincope gli istituti di credito, svaligiati i negozi; fermo da mesi il lavoro degli stabilimenti."...

venerdì 26 settembre 2025

Viva il candidato!

Non dovrebbe essere difficile candidarsi a qualsiasi incarico elettivo pubblico. Probabilmente, fatto una volta lo rifaresti sempre. Una specie di catarsi, una verecondia che lascia trasparire la megalomania della rappresentanza.

Rappresentare altre persone mettendo sul tavolo le competenze accumulate (professionali e non), una capacità innata di intrattenere persone con diverse aspettative (personale e sociali), una vera e sincera ideologia politica. Un sogno per l'uomo e la donna di oggi.

L'inconsistenza dell'attività politica di questi tempi fa credere che l'accesso alla rappresentanza e al potere (vero o presunto) che essa promette siano o possano essere reali. Che truffa! Una lista di persone può rappresentare una larga fetta di popolazione (per lo più disinteressata) e fare immaginare una linea programmatica seria con pochi giorni a disposizione e senza aver frequentato la stessa area politica se non per poco tempo? No, se la lista è raccogliticcia, piena di condizionamenti e ambiguità: infatti molte persone non votano più.

Se si assiste ad eventi di presentazione di liste con la necessaria pazienza e senza tifare come una claque, si può andare incontro a diversi spettacoli involontariamente comici: denuncia delle difficoltà e incapacità avversari; comizi con elenco di sani principi; elenco titoli, meriti e preparazione culturale, politica e sociale della propria parte politica; mancanza di riferimenti su linee programmatiche relative alle caratteristiche dell'Ente che si intende amministrare con i meriti e i titoli dei candidati; soldi per sviluppo ma con vana ricerca dell'originalità che non lascia dubbi sulle vere intenzioni del gruppo di comando.

Non è difficile candidarsi, dunque. E' il perché che sfugge. Conviene prepararsi da ora per le prossime tornate, nel caso qualcuno si dimetta per ricandidarsi ancora.



martedì 9 settembre 2025

Alzare le mani.

 



Alzino la mano coloro che sperano che l'operazione "Ponte sullo Stretto" non venga mai paragonata al Piano Mattei. Si, il Piano Mattei, quella serie iniziative economiche e sociali rivolte ai Paesi Africani, non organiche e prive di progettualità "esperta", come affermano in commissioni parlamentari italiane ben frequentate, che consente allo sforzo economico presunto e dichiarato di avere successo. Il Piano Mattei è una iniziativa che serve a costruire nel tempo una risposta - non si sa quanto efficace - alle politiche espansionistiche cinesi nel continente africano, non è che non s'è capito. Alimentando economicamente i governi interessati, l'Italia cercherà di creare consenso politico locale, favorendo le Aziende energetiche e minerarie italiane coinvolte nella estrazione di idrocarburi e minerali, in una competizione mascherata in finanziamenti per lo sviluppo. Ecco il possibile collegamento con l'operazione "Ponte sullo Stretto". Si levino di mezzo le ambizioni estrattive e risulteranno visibilissime le ambizioni di estrazione storica, culturale e poi geologica e turistica di un luogo che nella sua unicità e integrità l'aspetto più correttamente finanziabile. Occasione di sviluppo e lavoro? Ponte sullo Stretto e Piano Mattei nascono già stanchi e con l'impossibilità di essere compresi dalle popolazioni interessate, lasciate anzi ai margini delle operazioni, visto che gli operatori interessati sono le multinazionali.

Calabresi e Africani falsamente sorretti da investimenti disallineato con la storia e le vere necessità locali. Abbiamo capito da tempo le intenzioni dei politici interessati. Almeno noi contrari, che i favorevoli non vedono l'ora di essere parte dello spreco.

venerdì 5 settembre 2025

I comizi.

L'assenza di oratori comincia a pesare. L'assenza degli oratori politici, per essere chiari. In questo ennesimo momento elettorale, è il motivo principale del decadimento e della perdita di dignità dei concetti che i candidati vorrebbero rendere fondamentali e che invece si risolvono in una serie di ingiurie, invettive, elenchi di pregi e difetti propri e degli avversari.

Prendete Gorgia, filosofo che frequentò la Magna Grecia e Atene e da cui più di uno dovrebbe prendere spunto. Egli diceva che


un oratore, attraverso la retorica, possedeva l'abilità di persuadere con i discorsi, i giudici in un giudizio e cittadini in un comizio o in una adunanza. L'arte oratoria che ci fa credere senza sapere, non quella che insegna sulle questioni, nel merito.

Poco spazio alla razionalità, nella scelta della parte politica, dove l'obiettivo è la immediata credenza senza basi scientifiche. Ed è lì che serve un oratore, che nelle ultime concitate ore di campagna elettorale sforna discorsi che definire modesti è un complimento. La politica della fase elettorale è lusinga, i contenuti sono velati anziché svelati, è l'azione coercitiva di un individuo sopra un altro, sopra un numero imprecisato di altri.

La parola è dominatrice. Ha un corpo piccolissimo e invisibile. Toglie le paure, elimina il dolore, suscita gioia e pietà, fa realizzare l'impossibile e l'incredibile. Ma non ci sono gli operatori politici della parola, quelli come i democristiani del 1962 che aprivano al centrosinistra, quelli che spiegavano, sempre in quegli anni, quanto fosse necessario il Mercato Unico, la sanità pubblica, il lavoro per tutti.

Ora è il momento del fiele fabbricato in Italia e distribuito via social. Bisognerebbe agire selezionando a partire dalla violenza delle parole, dalla loro presunta efficacia; molto spesso dalla loro indiscutibile inutilità, quando escono da bocche e menti di persone senza potere di rappresentanza.