? Cose da vecchi.
Referendum? Cose da vecchi.
Le elezioni o i referendum non hanno più, dovremmo farcene una ragione, significato sostanziale e non caratterizzano un’effettiva competizione. Nel senso che sono fuori portata da giustificazioni generali da parte di elettori assuefatti. Esse hanno soprattutto un significato simbolico di legittimazione, espressione di consenso e sostegno a favore del governo da parte di una società civile controllata e non autonoma.
Nella nostra società, segmentata, se non frammentata, su questioni “calde” (ad esempio, l'integrazione razziale o l’attuale “chiamata a sostegno” sulla “Giustizia”), il referendum è controproducente: non chiude ma semmai aggrava i conflitti, mantiene costanti le differenze ed istiga malumori sociali.
Esiti negativi di referendum in qualsiasi forma, incideranno sul dibattito politico-parlamentare in materia di riforme istituzionali e costituzionali. Convincerà i parlamentari non a parlarsi politicamente, ma a frammentare, ridurre, minimizzare sostanzialmente i quesiti referendari, facendoci votare su questioni di portata più circoscritta, questioni che appaiono urgenti e maturi solo a costoro.
Perditempo. Trafficoni. Intrallazzatori. Petulanti. Doppiogiochisti. Giocatori d’azzardo. Interessati al Potere e null’altro. Sto parlando degli incollati alle poltrone con ideologia a corredo, certo.
E quindi non voteremo, a parte i tifosi.




