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mercoledì 11 marzo 2026

Il rifiuto della ricerca del senso di alcune parole.

 

Il rifiuto della ricerca del senso di alcune parole.

Negare l’evidenza è un mezzo portentoso di difesa. Di fatto quello che succede nella nostra società non tocca gli interessi di tutti i cittadini contemporaneamente e molti non si sentono in alcun modo toccati dai limiti e norme imposte dai governi, dalle Istituzioni. Questo fatto, a noi cittadini, come dire, normali, ci mette provvisoriamente al riparo dalle intenzioni di maggiore controllo delle classi temporaneamente in vetta al potere e contemporaneamente fa percepire come lontani i cambiamenti sociali. Tiriamo avanti lo stesso e le difficoltà sono di tutti e per tutti.

Se ci si ferma un solo secondo a riflettere ci si rende conto che non è così. Un senso di incapacità alla reazione ci assale; i problemi quotidiani fanno il loro lavoro, ci usurano, ci indeboliscono.

Se stanno bene gli ultimi stanno bene praticamente tutti. E siccome gli ultimi stanno peggio da un bel po’ sarebbe il caso di fare in modo di stare meglio tutti, almeno nelle intenzioni. Almeno dovremmo cercare di identificare i problemi sociali e difendercene.

E’ da qualche tempo che avverto un certo andamento lento verso forme di autoritarismo, evidentemente in cerca di assetti diversi della politica e della derivante burocrazia. Per un cittadino qualsiasi come me, l’autoritarismo, sebbene e per fortuna ancora non conclamato, è un sistema dove la classe politica non rende conto del proprio operato, dove non esiste una mobilitazione politica capillare e in cui un leader, o a volte un gruppo neanche troppo numeroso, esercita il potere nella apparente normalità.

Sarebbe importante, e non aspetto altro che leggere considerazioni degli scienziati della politica del merito, una ricerca sulle credenze che sostengono l’autoritarismo o forme simili del potere e sul ruolo dei cittadini nel processo politico.

Apparentemente ci sono dei fatti che sembrano dare alibi all’autoritarismo: c’è un grado più elevato di sviluppo economico e sociale, come l’occupazione che cresce ma a salari bassi, troppo bassi. La burocrazia tende a escludere dalla vita politica settori popolari politicamente attivi, la coalizione tra alcune industrie, come l’industria bellica e i tecnocrati dei settori pubblico e privato, sempre in collaborazione con le analoghe industrie di altri potenti Paesi e pure con il sostegno delle classi sociali minacciate dalla mobilitazione operano giustificando i loro investimenti come indispensabili.

Cosa sta cambiando? Non so, non ho gli strumenti per capire. Cerco sempre di non perdere la fiducia, ma mi pare che si stia perdendo la capacità di mobilitarsi e di partecipare all'attività politica. Siamo remissivi nei confronti della privatizzazione e degli incentivi non ideali, inclusi gli interessi economici personali. Pochi diritti chiesti e dati, ottenuti. L'apatia e l'indifferenza politica sono tollerate, anzi, incentivate. Il caso del prossimo referendum sulla Giustizia è un’eccezione: qui conta il singolo voto, quindi si affannano a coinvolgere su questioni apparentemente tecniche, ma ricche di segnali premonitori. Questione che va arginata, i poteri dello Stato dovrebbero essere… Basta così, non sono un tecnico ma avverto rischi, eccome se li avverto.

Buon voto.

venerdì 13 febbraio 2026

Referendum? Cose da vecchi.

? Cose da vecchi.

Referendum? Cose da vecchi.
Le elezioni o i referendum non hanno più, dovremmo farcene una ragione, significato sostanziale e non caratterizzano un’effettiva competizione. Nel senso che sono fuori portata da giustificazioni generali da parte di elettori assuefatti. Esse hanno soprattutto un significato simbolico di legittimazione, espressione di consenso e sostegno a favore del governo da parte di una società civile controllata e non autonoma.
Nella nostra società, segmentata, se non frammentata, su questioni “calde” (ad esempio, l'integrazione razziale o l’attuale “chiamata a sostegno” sulla “Giustizia”), il referendum è controproducente: non chiude ma semmai aggrava i conflitti, mantiene costanti le differenze ed istiga malumori sociali.
Esiti negativi di referendum in qualsiasi forma, incideranno sul dibattito politico-parlamentare in materia di riforme istituzionali e costituzionali. Convincerà i parlamentari non a parlarsi politicamente, ma a frammentare, ridurre, minimizzare sostanzialmente i quesiti referendari, facendoci votare su questioni di portata più circoscritta, questioni che appaiono urgenti e maturi solo a costoro.
Perditempo. Trafficoni. Intrallazzatori. Petulanti. Doppiogiochisti. Giocatori d’azzardo. Interessati al Potere e null’altro. Sto parlando degli incollati alle poltrone con ideologia a corredo, certo.
E quindi non voteremo, a parte i tifosi.

martedì 30 dicembre 2025

Vietato sottovalutare.

Mi va di rivalutare il comportamento di ogni singola pecora del gregge. Sia detto senza alcuna smania di offendere qualcuno.

Di questi tempi si additano persone che non avrebbero né voglia, né tempo e né interesse a scegliere tra due o più opinioni; tra due o più schieramenti, forse perché non è al centro dei loro pensieri il posizionamento sociale, tantomeno quello politico.

A volte anche noi, quelli per così dire motivati, usciamo dal chiuso a uno, a due, a tre alla volta mentre altri stanno timidi a occhi bassi ad aspettare. Quella bella forma di attesa prudente dettata dalla saggezza popolare. Quello che fa la prima pecora poi lo fa la seconda e così via. Se la prima si ferma, le altre pure; si fermano anche se non sanno perché. Ma l'andamento è onesto, regolare, per niente violento o agitato.

Verrà il momento, il prossimo anno, di un cambiamento dell'assetto sociale e politico italiano?

No. Buon anno.

domenica 23 novembre 2025

La Lista Civica, serve?

 


La Lista Civica, serve?

La prima considerazione che mi viene in mente è che c’entra moltissimo il gradimento e la notorietà locale del candidato a Sindaco in una elezione locale. Le liste civiche a sostegno sono una espressione logica del pensiero del candidato forte. Se il candidato a Sindaco non è dotato di ampia autonomia rispetto ai partiti di riferimento o di collocazione ideologica, la necessità di affrontare situazioni particolari e problemi di carattere territoriale precisi può portare alla ricerca di soluzioni di coalizione diverse da quelle nazionali. E questo è un limite, secondo me. Da elettore schierato non la vivrei bene, vista la inevitabile variabilità delle decisioni che una simile amministrazione a guida personalistica potrebbe prendere.

Il contesto elettorale sarebbe contraddistinto dalla indispensabile “visibilità sociale” del candidato Sindaco. Potrebbe realizzarsi quello spiacevole imprevisto dettato da movimenti politici locali di “notabili” o presunti tali. Questo tipo di situazione fa entrare dentro la competizione questioni che riguardano la posizione economica autonoma, la posizione sociale, l'attività politica svolta in modo occasionale e, presumibilmente, in rottura con le strutture dei partiti tradizionali. La qual cosa non è sempre negativa, solo che separa sempre più la posizione politica del candidato dalla esclusiva “sapienza e autonomia amministrativa” nella gestione del Comune. Resta un problema di non poco conto, questo. Chi preferisce separare l’amministrazione contabile, ragioneristica e progettuale dal pensiero politico a guida delle decisioni, potrebbe incorrere in decisioni contraddittorie, deludendo gli elettori – esclusi coloro che scelgono la persona a prescindere votando una delega in bianco – che vorrebbero ognuno essere assecondati nei loro desideri e attese.

I membri delle liste civiche e i loro sostenitori si riuniscono solo periodicamente, in occasione delle elezioni, per preparare le liste dei candidati e la campagna elettorale. E’ una sorta di associazione basata essenzialmente su individualità in una situazione di ristretta competizione elettorale. Il partito è (dovrebbe essere) invece organizzato sulla base di comitati elettorali e il rapporto con i gruppi di elettori non è basato su meccanismi di delega, ma sulla fiducia verso chi la pensa allo stesso modo. Teoricamente, come ci dimostra la politica ondivaga a livello nazionale dei partiti sopravvissuti al populismo.

I partiti, anche a livello locale, avrebbero (dovrebbero avere) invece una articolata organizzazione, da cui deriverebbe rapidità di decisione, uniformità, disciplina; cose che ne farebbero uno strumento politico molto più efficiente ed efficace delle liste civiche.

Guardiamo lo scenario attuale, in cui anche partiti organizzati a livello nazionale presentano localmente situazioni talmente scabrose da finire con il facilitare la nascita di movimenti locali insubordinati a qualsiasi logica politica coerente. Le correnti personali nelle singole sezioni del territorio trasformano la mancanza di un’ideologia complessiva decisa dalle assemblee nazionali, dai congressi e dalle segreterie, in singole tribù guidate dal potente di turno, con deviazioni che, quando non fanno accapponare la pelle per le contraddizioni che determinano, fanno intendere che la politica è sfruttata anche localmente per coltivare interesse personali o, al massimo, di famiglia e club molto ristretti. Questa ondata dei personalismi dovrà essere in qualche modo smorzata, pena il disinteresse (in fondo voluto dai candidati e dai dirigenti di partiti e movimenti) verso il momento elettorale. Non stiamo scegliendo un bel niente. Si vede, si?

giovedì 23 ottobre 2025

L'attesa pubblica.

 


L’attesa pubblica.

L’attesa per essere sottoposto a una visita medica presso una struttura pubblica è, alla mia età, una evenienza frequente. Dipende forse dal fatalismo che cresce con l’andare del tempo; dalla facilità relativa con cui si raggiungono le sedi dove si svolgono le visite; dalla consapevolezza che la sanità pubblica è sottoposta ad uno stress continuo. Non mi considero un privilegiato: privilegiato è chi sta abbastanza bene da non dover ricorrere a visite mediche se non sporadicamente.

I problemi veri diventano quasi insormontabili quando le patologie assorbono troppe energie. Quando non c’è alternativa al trattamento medico e clinico; quando le vite vengono trasformate in un inseguimento di un benessere fisico ormai mito, leggenda, desiderio e lavoro.

Ecco, la malattia da curare è un secondo lavoro, se non un primo lavoro. Assorbe tutto l’essere. Pretende il rispetto di scadenze fisse da rinnovare, controlli, interlocutori almeno cordiali. E, come tutte le attività umane, prevede che non siano i disguidi, i ritardi, gli equivoci a dettare e scandire le ore.

La pazienza assume in queste fasi un valore enorme: lo stato di disagio fisico trasforma le persone in pazienti, qualsiasi significato questa parola assuma.

Lo specialista osserva, chiede, si informa. Se serio, comprende anche lo stato d’animo e le difficoltà del paziente. Nelle strutture pubbliche – non convenzionate, non private – queste necessità si acuiscono, diventano bisogni essenziali nel momento della richiesta di rimedi e della proposta di cure.

Per stare bene con chi si convive, nell’ambiente sociale in cui ci si muove, serve stare bene. Lo chiede questa società dei consumi estremi. Bisogna avere la buona sorte di stare bene fisicamente, psicologicamente, con una posizione economica almeno accettabile. Se non si sta bene, questo tipo di società si pregia di dare assistenza in modo, come dire, asimmetrico. Di alcuni servizi medici c’è la presenza, di altri c’è estrema carenza. Ma dei pazienti, i pazienti in tutti i sensi, si capiscono poco, mi pare, le esigenze e le difficoltà a convivere con le patologie.

Chi non sta bene, ha il diritto di non essere paziente.

Attendo di fare le visite e cerco di essere un paziente consapevole.

martedì 21 ottobre 2025

Sereni?

No. Non c'è da stare sereni.

Si può fingere di esserlo, si può essere fatalisti fino a quando dura una presunta autonomia territoriale che è vero isolamento culturale e fino a quando si decide di infischiarsene.
Ma non ci si può eclissare per sempre. Neanche ignorando dietro paraventi da "dolce vita che non c'è", il mostro si muove.
Come si muove? Lo vedremo ora, come si muove: vedremo come si agiterà, il mostro, per dividersi le somme per la ricostruzione dei territori distrutti. Questo è il metro per verificare quanto è costata la carneficina e la distruzione di un territorio già pesantemente condizionato da terrorismo e oppressione.
Se vogliamo guardare la situazione dal punto di vista delle vittime in vita o delle vittime ormai perse. Dal punto di vista economico (cinismo assoluto), è tutto un affare che fa lucrare miliardi.
La "riparazione dei danni di guerra", la chiameranno. Per molti approfittatori sarà un'occasione per investire, continuare ad arricchirsi, fare propri territori forse da sfruttare per risorse nascoste sotto migliaia di cadaveri, deserti e mari antistanti.
Due righe tratte da uno studio di una rivista specializzata (Archivio Giuridico Filippo Serafini) forse servono. Ma non ho pretese di suscitare interesse in tutti.
Dolorosa lettura, che riguarda noi italiani. Se ancora lo siamo.
"Interi paesi arsi e demoliti; consumati in un forzato pellegrinaggio tutti i risparmi degli abitanti; incolte e devastate le campagne; abbattute e rovinate le foreste; disperso il bestiame; colpiti da sincope gli istituti di credito, svaligiati i negozi; fermo da mesi il lavoro degli stabilimenti."...

venerdì 26 settembre 2025

Viva il candidato!

Non dovrebbe essere difficile candidarsi a qualsiasi incarico elettivo pubblico. Probabilmente, fatto una volta lo rifaresti sempre. Una specie di catarsi, una verecondia che lascia trasparire la megalomania della rappresentanza.

Rappresentare altre persone mettendo sul tavolo le competenze accumulate (professionali e non), una capacità innata di intrattenere persone con diverse aspettative (personale e sociali), una vera e sincera ideologia politica. Un sogno per l'uomo e la donna di oggi.

L'inconsistenza dell'attività politica di questi tempi fa credere che l'accesso alla rappresentanza e al potere (vero o presunto) che essa promette siano o possano essere reali. Che truffa! Una lista di persone può rappresentare una larga fetta di popolazione (per lo più disinteressata) e fare immaginare una linea programmatica seria con pochi giorni a disposizione e senza aver frequentato la stessa area politica se non per poco tempo? No, se la lista è raccogliticcia, piena di condizionamenti e ambiguità: infatti molte persone non votano più.

Se si assiste ad eventi di presentazione di liste con la necessaria pazienza e senza tifare come una claque, si può andare incontro a diversi spettacoli involontariamente comici: denuncia delle difficoltà e incapacità avversari; comizi con elenco di sani principi; elenco titoli, meriti e preparazione culturale, politica e sociale della propria parte politica; mancanza di riferimenti su linee programmatiche relative alle caratteristiche dell'Ente che si intende amministrare con i meriti e i titoli dei candidati; soldi per sviluppo ma con vana ricerca dell'originalità che non lascia dubbi sulle vere intenzioni del gruppo di comando.

Non è difficile candidarsi, dunque. E' il perché che sfugge. Conviene prepararsi da ora per le prossime tornate, nel caso qualcuno si dimetta per ricandidarsi ancora.