Il
rifiuto della ricerca del senso di alcune parole.
Negare l’evidenza è un mezzo portentoso di difesa. Di fatto quello che succede nella nostra società non tocca gli interessi di tutti i cittadini contemporaneamente e molti non si sentono in alcun modo toccati dai limiti e norme imposte dai governi, dalle Istituzioni. Questo fatto, a noi cittadini, come dire, normali, ci mette provvisoriamente al riparo dalle intenzioni di maggiore controllo delle classi temporaneamente in vetta al potere e contemporaneamente fa percepire come lontani i cambiamenti sociali. Tiriamo avanti lo stesso e le difficoltà sono di tutti e per tutti.
Se
ci si ferma un solo secondo a riflettere ci si rende conto che non è così. Un
senso di incapacità alla reazione ci assale; i problemi quotidiani fanno il
loro lavoro, ci usurano, ci indeboliscono.
Se
stanno bene gli ultimi stanno bene praticamente tutti. E siccome gli ultimi
stanno peggio da un bel po’ sarebbe il caso di fare in modo di stare meglio
tutti, almeno nelle intenzioni. Almeno dovremmo cercare di identificare i
problemi sociali e difendercene.
E’ da
qualche tempo che avverto un certo andamento lento verso forme di autoritarismo,
evidentemente in cerca di assetti diversi della politica e della derivante
burocrazia. Per un cittadino qualsiasi come me, l’autoritarismo, sebbene e per
fortuna ancora non conclamato, è un sistema dove la classe politica non rende
conto del proprio operato, dove non esiste una mobilitazione politica capillare
e in cui un leader, o a volte un gruppo neanche troppo numeroso, esercita il
potere nella apparente normalità.
Sarebbe
importante, e non aspetto altro che leggere considerazioni degli scienziati
della politica del merito, una ricerca sulle credenze che sostengono l’autoritarismo
o forme simili del potere e sul ruolo dei cittadini nel processo politico.
Apparentemente
ci sono dei fatti che sembrano dare alibi all’autoritarismo: c’è un grado più
elevato di sviluppo economico e sociale, come l’occupazione che cresce ma a salari
bassi, troppo bassi. La burocrazia tende a escludere dalla vita politica
settori popolari politicamente attivi, la coalizione tra alcune industrie, come
l’industria bellica e i tecnocrati dei settori pubblico e privato, sempre in
collaborazione con le analoghe industrie di altri potenti Paesi e pure con il
sostegno delle classi sociali minacciate dalla mobilitazione operano
giustificando i loro investimenti come indispensabili.
Cosa
sta cambiando? Non so, non ho gli strumenti per capire. Cerco sempre di non
perdere la fiducia, ma mi pare che si stia perdendo la capacità di mobilitarsi
e di partecipare all'attività politica. Siamo remissivi nei confronti della
privatizzazione e degli incentivi non ideali, inclusi gli interessi economici
personali. Pochi diritti chiesti e dati, ottenuti. L'apatia e l'indifferenza
politica sono tollerate, anzi, incentivate. Il caso del prossimo referendum sulla
Giustizia è un’eccezione: qui conta il singolo voto, quindi si affannano a
coinvolgere su questioni apparentemente tecniche, ma ricche di segnali premonitori.
Questione che va arginata, i poteri dello Stato dovrebbero essere… Basta così,
non sono un tecnico ma avverto rischi, eccome se li avverto.
Buon voto.



