No. Non c'è da stare sereni.
Si può fingere di esserlo, si può essere fatalisti fino a quando dura una presunta autonomia territoriale che è vero isolamento culturale e fino a quando si decide di infischiarsene.
Ma non ci si può eclissare per sempre. Neanche ignorando dietro paraventi da "dolce vita che non c'è", il mostro si muove.
Come si muove? Lo vedremo ora, come si muove: vedremo come si agiterà, il mostro, per dividersi le somme per la ricostruzione dei territori distrutti. Questo è il metro per verificare quanto è costata la carneficina e la distruzione di un territorio già pesantemente condizionato da terrorismo e oppressione.
Se vogliamo guardare la situazione dal punto di vista delle vittime in vita o delle vittime ormai perse. Dal punto di vista economico (cinismo assoluto), è tutto un affare che fa lucrare miliardi.
La "riparazione dei danni di guerra", la chiameranno. Per molti approfittatori sarà un'occasione per investire, continuare ad arricchirsi, fare propri territori forse da sfruttare per risorse nascoste sotto migliaia di cadaveri, deserti e mari antistanti.
Due righe tratte da uno studio di una rivista specializzata (Archivio Giuridico Filippo Serafini) forse servono. Ma non ho pretese di suscitare interesse in tutti.
Dolorosa lettura, che riguarda noi italiani. Se ancora lo siamo.
"Interi paesi arsi e demoliti; consumati in un forzato pellegrinaggio tutti i risparmi degli abitanti; incolte e devastate le campagne; abbattute e rovinate le foreste; disperso il bestiame; colpiti da sincope gli istituti di credito, svaligiati i negozi; fermo da mesi il lavoro degli stabilimenti."...
Nessun commento:
Posta un commento