Non dovrebbe essere difficile candidarsi a qualsiasi incarico elettivo pubblico. Probabilmente, fatto una volta lo rifaresti sempre. Una specie di catarsi, una verecondia che lascia trasparire la megalomania della rappresentanza.
Rappresentare altre persone mettendo sul tavolo le competenze accumulate (professionali e non), una capacità innata di intrattenere persone con diverse aspettative (personale e sociali), una vera e sincera ideologia politica. Un sogno per l'uomo e la donna di oggi.
L'inconsistenza dell'attività politica di questi tempi fa credere che l'accesso alla rappresentanza e al potere (vero o presunto) che essa promette siano o possano essere reali. Che truffa! Una lista di persone può rappresentare una larga fetta di popolazione (per lo più disinteressata) e fare immaginare una linea programmatica seria con pochi giorni a disposizione e senza aver frequentato la stessa area politica se non per poco tempo? No, se la lista è raccogliticcia, piena di condizionamenti e ambiguità: infatti molte persone non votano più.
Se si assiste ad eventi di presentazione di liste con la necessaria pazienza e senza tifare come una claque, si può andare incontro a diversi spettacoli involontariamente comici: denuncia delle difficoltà e incapacità avversari; comizi con elenco di sani principi; elenco titoli, meriti e preparazione culturale, politica e sociale della propria parte politica; mancanza di riferimenti su linee programmatiche relative alle caratteristiche dell'Ente che si intende amministrare con i meriti e i titoli dei candidati; soldi per sviluppo ma con vana ricerca dell'originalità che non lascia dubbi sulle vere intenzioni del gruppo di comando.
Non è difficile candidarsi, dunque. E' il perché che sfugge. Conviene prepararsi da ora per le prossime tornate, nel caso qualcuno si dimetta per ricandidarsi ancora.

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