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mercoledì 2 aprile 2025

Un esempio di partecipazione politica. Parte I.

 


E’ certo che l’esperienza politica degli anni 2013 – 2018 vissuta in Italia e anche nel nostro piccolo universo calabrese, ha lasciato tracce indelebili nei protagonisti, elettori e attivisti di sinistra genericamente detta. Abbiamo voluto sperare che nascessero, dalle scissioni dei partiti tradizionali, uno o più movimenti liberi politicamente.

Sembrava, in quei mesi, che entrare a piedi uniti dentro quelle casseforti politiche che erano i partiti potesse provocare una risposta dal basso non scontata, con qualche risultato sul piano delle pratiche quotidiane della rappresentanza, nella condivisione dei problemi sociali, nella ricerca di soluzioni praticabili, possibili.

In effetti, sul piano locale, una risposta si ebbe. In breve tempo, come se la laguna politica non aspettasse altro, si concentrarono diverse spiccate personalità – diverse per qualità e quantità – intorno al fuoco dell’entusiasmo di alcuni. Intense emozioni, quelle vissute.

Riunioni con O.d.G. seri che andavano a toccare le piaghe della Locride e del Reggino; gli incontri con i dirigenti dei nuovi partiti e movimenti erano incentrati sulle proposte politiche, sulle priorità dei problemi, sulla caratura dei candidati di area sollecitati a rappresentare l’intero movimento progressista.

Potrebbe essere facile ora sentenziare che da parte di frange dei sempre presenti politici navigati e scaltri, il tutto fosse realizzato per esercitare il controllo dell’entusiasmo, ingenuo forse, che si stava manifestando. Ma non credo che fosse tutto così scontato e prevedibile. Le manovre politiche erano riconoscibili: un errore, probabilmente, fu quello di credere che la ruggine tossica delle pratiche secolari della manipolazione potesse essere scalfita, ridotta, ricondotta a dimensione fisiologica. Ognuno di noi era cosciente della natura profondamente velleitaria, ma necessaria, degli scossoni che volevamo infliggere ai mestieranti politici. E riuscimmo, all’interno dei movimenti politici attivi allora – Siderno Libera (vero laboratorio di qualità politica di livello superiore, ideata e realizzata da esponenti di varia provenienza), poi
il Comitato Costa dei Gelsomini Possibile e i partiti di sinistra tradizionali, a provocare la discussione, il dibattito, la formulazione di proposte da avanzare al governo locale e all’elettorato.

Eravamo uniti negli intenti, apparentemente, nell’individuare i responsabili della stagnazione politica: quelle figure amorfe che imprigionavano le proposte e impedivano i cambiamenti dei comportamenti.

Le crisi sociali erano, come lo sono oggi, evidenti: fondate sulla scarsa preparazione culturale e professionale dei dirigenti pubblici e degli attori politici, oltre che dall’endemico egoismo, del manicheismo, della scarsissima propensione al credito politico. La reciprocità politica, il particolare atteggiamento positivo che consente di scegliere gli obbiettivi da perseguire attraverso le formule politiche per limitare le carenze strutturali ed evidenziare le esigenze della nostra società, è rimasta quasi assente. Tranne che in casi sporadici, dovuti al credito che veniva riconosciuto ai singoli componenti dei partiti e comitati, molto di più che ai motivi che avevano ispirato la nascita dei nuovi partiti e movimenti.

…segue…

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