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A Polistena ci andai con Domenico Veltre, che intravide nella mozione Civati la possibilità di attivarsi. Lì trovammo e stringemmo conoscenza e amicizia con Marco Parlato, vero motore dell’iniziativa a favore della mozione Civati. Con queste due persone si strinse per molto tempo una collaborazione costruttiva, fatta di condivisione di tempo e progetti. L’incontro con Civati fu molto interessante: era suo interesse – e anche nostro – formalizzare un’alternativa politica dentro e fuori al PD in territori periferici e complessi come la provincia di Reggio Calabria. Lo trovai disponibile, favorevole agli scambi di opinioni, come sempre. Introverso solo apparentemente, argomentava, come ora, in modo scorrevole e nuovo. Era quello che serviva per iniziare a progettare cose politiche diverse. Ricordo che gli chiesi, come ultima domanda: a quale filosofo ti ispiri? (avevo saputo dei suoi studi). Mi rispose: Giordano Bruno. A posto, pensai, gli si può dare credito.
Da quel momento iniziò il processo di costituzione del Comitato del futuro partito di Possibile a Siderno, nella Locride e in provincia di Reggio. Bisogna specificare che presentare e organizzare una mozione congressuale innovativa per persone non abituate a consuetudini politiche era un fatto nuovo e non legato a correnti preesistenti, che di fatto bloccavano il partito. Le mozioni furono discusse democraticamente. Saltando le fasi organizzative del congresso, dirò che il risultato a cui arrivammo lo ritenevamo soddisfacente, nel circolo cittadino: una cinquantina di preziosi voti, rispetto alle molto più votate mozioni concorrenti. Insieme a Francesco Lombardo, necessario amico con cui confrontarsi senza risparmio, ci trovammo determinati a continuare nell’esperienza di messa in pratica della mozione. Sul piano nazionale il confronto, come si sa, non ebbe sviluppi diversi da quanto preventivato: Renzi vinse, Civati si assicurò quel 10% circa che ci metteva nelle condizioni di continuare ad elaborare tesi e progetti costitutivi di un nuovo partito.
Ci costituimmo come Comitato Territoriale Costa dei Gelsomini il 7 Luglio 2015. Fu necessario e liberatorio lasciare il PD, supportare tesi condivise con i nuovi compagni di partito, proporre e progettare un modo che a noi pareva diverso di pensare la società, trovare metodi nuovi di partecipazione politica, scansare le prassi ripetitive e funzionali alle correnti dei partiti tradizionali. Davvero, pensavamo a Giorni Migliori (che fu uno dei primi testi scritti da Giuseppe Civati). Iniziò l’attività del Comitato, contraddistinta dalla scelta accurata dei temi sociali, dalla attività di supporto – referendum e relative raccolte di firme, convegni e riunioni pubbliche con oggetto le cause civili che avevamo individuato come principali emergenze ed esigenze nel nostro territorio. Siamo stati sempre affiancati dal nuovo partito, i cui responsabili sono venuti più volte a trovare la cittadinanza, a spiegare il perché, secondo noi, fosse necessaria una diversa metodologia in politica. Non ringrazierò mai abbastanza Giuseppe Civati per la sua disponibilità, i Comitati nazionali per averci fornito assistenza e supporto. Tutti i componenti del Comitati erano d’accordo sulla necessità di praticare l’attivismo, di cercare comportamenti diversi, perché ci sentivamo diversi. Avevamo bisogno, come abbiamo bisogno ancora adesso, di poter frequentare consessi politici meno ipocriti e fasulli.
Dal confronto incessante dentro quell’organismo politico innovativo di Siderno Libera, in cui erano presenti e attivi partiti storici di sinistra i cui dirigenti avevano trovato il sistema, il modo, le prassi per convivere e operare insieme fino a proporsi nelle elezioni amministrative del nostro paese con risultati encomiabili, si poteva solo acquisire esperienze indispensabili per dare e prendere disponibilità all’ascolto. Un periodo molto intenso, con il necessario stress per arrivare a sintesi e compromessi a farci compagnia.
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