Oggi ho sentito dire al Ministro Giorgetti che la situazione geopolitica non dipende da noi. Lo dice riferendosi alla proroga concessa fino a maggio 26 per gli sconti sulle accise dopo gli aumenti indiscriminati dei carburanti di questi giorni.
Questa
è una affermazione importante, nel senso che si intuisce che gli Stati Uniti
esercitano una pressione fortissima sugli Stati “alleati” tale da non fornire
alternative ideologiche e di manovra ai governi che lo affiancano acriticamente.
Eppure
l’esito più significativo dell’avvento delle destre al governo doveva essere
quello di creare in tempi brevi nei cittadini italiani un profondo senso di
orgoglio per la propria indipendenza e autodeterminazione.
La
sensazione di essere padroni del proprio destino, di tener testa ad altri Paesi
e ai cattivi leaders avrebbe dovuto rendere il periodo estremamente eccitante e
significativo per gli individui coinvolti. L'orgoglio nazionale può costituire
un importante sostegno per un governo anche quando questo ha cominciato già da
tempo a sperimentare notevoli difficoltà economiche o politiche.
Ma
in Italia questo non succede, l’orgoglio nazionale non fiorisce. Non dico che
non rinasce, non fiorisce. Di anni dall’avvento delle destre ne sono passati
quattro, mi pare; da quel momento non ricordo nulla di veramente innovativo o
caratteristico per le destre autoctone, che di nuovo hanno proposto un’alleanza
antistorica con gli Stati Uniti retti da un’Amministrazione talmente egoista e
incostante da mettere il governo italiano, dentro l’Europa retta dai centristi
rosacei e azzurrini uniti per dividersi, nelle condizioni di soffrire – per la
verità a soffrire sono le classi meno abbienti del popolo italiano – un anacronistico
malessere economico.
La
richiesta di indipendenza dall’Europa si dovrebbe trasformare nella richiesta
di indipendenza dagli Stati Uniti; ma una tale giravolta richiede un coraggio
qui sconosciuto. L’orgoglio è il coraggio di rivendicare la propria autonomia
politica, mentre si rivendica la dipendenza petrolifera e dagli altri
idrocarburi facendocela pagare carissima. E si opera con pezze e toppe, come
sempre. L’Italia del calcio non riesce, come e più del resto, a dimostrare orgoglio.
Il Paese è al contrario umile, in bambola, completamente.
Un
vero, clamoroso insuccesso politico e culturale.

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