In questo eterno presente si perde la memoria. Non solo quella antica, ma anche quella recente, dell'altro ieri.
Erano i tempi del Nobel ad Arafat, Peres e Rabin. Nel 1994. Sembrano passati secoli. Se si soppesano i Nobel di allora e quelli di questi tempi osceni, si resta tramortiti dalla voragine simbolica e culturale che divide i trent'anni in questione.
Nel 1994 il re della guerra, Trump, annaspava in gravi difficoltà economiche e finanziarie. Perse in quell'anno più di un miliardo di dollari e in molti suoi colleghi nella rapacità non avrebbero scommesso nulla sulla sua “ripresa”. Come si sbagliavano.
In quegli anni, prima che il terrorismo palestinese diventasse ancora più feroce e prima che Israele andasse in mano alle destre violente, il confronto tra ebrei e cristiani ancora permetteva confronti del seguente livello: “al sesto giorno di azione, Dio cessò di agire o si riposò?”
La domanda richiede forme di riflessione ora sconosciute a noi e ai violenti che governano con la paura nelle bocche di cannone pronte a sopprimere la nostra forma di vita.
Come recuperare speranza?
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