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In
quella fase decisi di non candidarmi alle amministrative: non condividevo le
linee politiche del partito nazionale, né quella del partito locale. Non presi
quindi la decisione di candidarmi con il PD o con Siderno Libera. Mi sentivo
vincolato ad obblighi morali con entrambi e mi era impossibile arrivare a
strappi (per altro tipici del mondo politico a scopi consensuali, quindi non
praticabili per quanto mi riguarda).
Il
risultato delle Amministrative portò Siderno Libera in Municipio. Il Sindaco,
il Senatore Pietro Fuda, volle in giunta Giovanni Lanzafame come Assessore al
Bilancio. Giovanni, da sempre disponibile al confronto con le forze politiche
presenti nel territorio, fu uno dei primi iscritti di Possibile a ricoprire un
incarico amministrativo.
In
quel periodo la domanda che più ricorreva nelle riunioni di Comitato era: come
caratterizzare politicamente un incarico amministrativo? Non era affatto
semplice rispondere: intanto era una coalizione molto larga; il Sindaco era una
personalità rilevante; gli altri partiti erano espressione di un voto cittadino
variegato, complesso da decodificare. Ma alcuni atti amministrativi furono molto
discussi e contrastati dalle minoranze, segno che la strada era corretta. Ma
come tutte le coalizioni di sinistra visse momenti estremamente complicati,
segno delle diverse aspettative presente in partiti e movimenti che si
muovevano con antiche, vecchie logiche di prevalenza politica che bloccavano le
iniziative. Ma questo è un mio pensiero, una presa d’atto di cui mi assumo la
responsabilità anche rispetto agli altri componenti del Comitato Costa dei
Gelsomini. Fummo, nell’anno con più alto numero di iscritti al partito, il
2018, 23. E come fare coabitare in un partito innovativo, distribuito
territorialmente, con un sistema democratico consapevole? A questa domanda
tentai risposte coerenti, sbagliando ripetute volte, soprattutto in riferimento
alle singole aspettative dei componenti il Comitato. Persone, individualità,
caratteri molto indipendenti: ognuno disponibile a spostamenti nella Regione e
fuori Regione, nei frequenti appuntamenti organizzati in Italia dai Comitati
Nazionali. E questo, dato, la disponibilità desidero evidenziarlo nettamente:
senza la disponibilità personale, in politica non si ottiene nulla, nemmeno
l’automatica adesione di principio. Li ringrazio tutti, nessuno escluso. E,
dunque, è necessario citare Giuseppe Sgambellone, Paolo Guarnaccia, Domenico
Veltre, Giovanni Lanzafame, Francesco Lombardo, Tiberio La Camera, Giovanni
Nostro, Leonardo Macrì, Donatella Maisano, Umberto Pedullà, Antonio Florenzano,
Edoardo Nucera, Massimo Occhiuto, Alberto Paduano, Vito Pipicelli, Gianfranco
Mammone, Lorenzo Varacalli. Quello che vorrei è non tralasciare anche uno solo
di coloro che hanno seguito i nostri lavori, se non con la presenza, almeno con
la richiesta di chiarimenti e spiegazioni. In Possibile uno dei principi è:
nessuno escluso. Chiedo scusa, quindi, se ho colpevolmente trascurato qualcuno.
Il
nucleo del Comitato, la parte ferocemente pensante, quindi coerentemente
esigente politicamente, assolutamente non disponibile a compromessi antistorici
e frutto di accordi di basso livello, era comunque abbastanza numeroso e
combattivo. Il momento in cui i nodi vennero al pettine, nostro malgrado e
nonostante le segnalazioni di acuta insofferenza verso alcune decisioni dei
Comitati Nazionali che si stavano delineando vicino alle elezioni politiche del
2018, prese democraticamente, ci mancherebbe, ma che presupponevano alleanze di
coalizione con il PD, iniziarono a provocare difficili, impegnative, sofferte
discussioni. La situazione mi apparve da subito non superabile, a partire dalla
dimostrazione plastica che simile decisione – la partecipazione a coalizione
con la causa del declino delle politiche di sinistra e comunque progressiste – era
maggioritaria in Possibile. Giorni Migliori non potevano arrivare, se il peso
dell’impossibilità a presentarsi in modo solitario e indipendente era
sovrastante e impediva lo svincolo e l’autonomia politica. Ero consapevole che
i compagni di partito del nostro Comitato non potessero accettare questo
compromesso. Lo stesso Giuseppe Civati, sollecitato in una riunione che tenemmo
a Siderno, spiegò che non era possibile altra soluzione, per potersi presentare
ad una consultazione estremamente importante e decisiva. Bisognava coalizzarsi
e differenziarsi contemporaneamente. Una mossa necessaria ma che ripeteva
quella che era la postura di un centrosinistra non coraggioso negli atti
decisivi. Certo che tenemmo in considerazione il livelli di difficoltà per
presentarsi da soli. Ma non c’erano e, come ora, non ci sono le forze per
questo tipo di operazioni. Senza tenere conto di quello che significava
abbracciare le politiche conservatrici del PD, assetato di potere e privo di
iniziative seriamente progressiste. Senza scatti riformisti per modificare l’UE
al più presto e bene, a favore di politiche sanitarie, economiche e culturali
che scavassero una vera trincea rispetto alla melma che calpestavamo da anni. A
questo disagio si sommò il vero pastrocchio delle candidature di coalizione.
Qualcosa che fece evidenziare che l’interesse del singolo partito era
prevalente, anche per le liste cosiddette “indipendenti” rispetto al possibile
disegno politico collettivo. Insomma, il periodo che stavamo attraversando era
l’inizio dell’epilogo, una presa d’atto da parte dei componenti del Comitato
che, a parte il desiderio, il senso di appartenenza di alcuni, tra cui io e
pochi altri, queste contraddizioni non avrebbero potuto bilanciare la delusione
del contesto.
Lo
spirito critico, carattere presente e convincente soprattutto in Giuseppe
Sgambellone e Paolo Guarnaccia, si evidenziò totalmente. Tutti, nessuno
escluso, prendemmo atto che non era possibile retrocedere rispetto ai
rispettivi principi ed evidenze. Le questioni, estremamente rilevanti, della
ricerca del consenso e dei punti critici dei programmi elettorali di coalizione
non potevano essere coerenti con i postulati degli Statuti di ogni singolo
partito.
Accettai,
accetto ed accetterò sempre i ragionamenti fondati, motivati. Li riconosco e li
apprezzo.
Io
resto in Possibile, partito con bandiere sui Diritti Sociali e Civili ben
sventolate, luogo politico in cui si discute e ci si attiva per il
raggiungimento di obbiettivi che possono solo migliorare il contesto sociale in
cui viviamo. E poi, è in atto anche un cambio generazionale alla guida dei
nostri Comitati. E’ necessario, è vitale. Bisogna però trovare il modo di
coinvolgere le persone ad un livello più personale, più reale. Un lavoro
rispettoso delle aspettative delle persone che non votano per motivi che
conosciamo bene e che non dovremmo ignorare.
In
questi mesi il contesto sociale italiano peggiora, ma raccontano che migliora.
Siamo in economia di guerra e parlano di dazi giusti o non giusti. Muoiono
bambini innocenti sotto attacco per ritorsione e non si agisce e reagisce con
giustizia. Il terrorismo opera ai più alti livelli e si accetta impunemente.
Paesi invasori e Paesi invasi mostrano la durezza della guerra facendo e contando
le vittime. Non è questa la strada per migliorare le società. Chi opera per
queste nefandezze lo sa, vive nel lusso e fa morire per questo.
La
politica è bella. E bisogna rispettarla dandole dignità, anche se viene ridotta
a mercimonio di idee e poltrone da chi non meriterebbe un solo voto. Ma termino
positivamente: fin quando l’elaborazione delle idee politiche continuerà, sarà
possibile immaginare Giorni Migliori.