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Politica. Meridionalismo. Blues.

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venerdì 26 settembre 2025

Viva il candidato!

Non dovrebbe essere difficile candidarsi a qualsiasi incarico elettivo pubblico. Probabilmente, fatto una volta lo rifaresti sempre. Una specie di catarsi, una verecondia che lascia trasparire la megalomania della rappresentanza.

Rappresentare altre persone mettendo sul tavolo le competenze accumulate (professionali e non), una capacità innata di intrattenere persone con diverse aspettative (personale e sociali), una vera e sincera ideologia politica. Un sogno per l'uomo e la donna di oggi.

L'inconsistenza dell'attività politica di questi tempi fa credere che l'accesso alla rappresentanza e al potere (vero o presunto) che essa promette siano o possano essere reali. Che truffa! Una lista di persone può rappresentare una larga fetta di popolazione (per lo più disinteressata) e fare immaginare una linea programmatica seria con pochi giorni a disposizione e senza aver frequentato la stessa area politica se non per poco tempo? No, se la lista è raccogliticcia, piena di condizionamenti e ambiguità: infatti molte persone non votano più.

Se si assiste ad eventi di presentazione di liste con la necessaria pazienza e senza tifare come una claque, si può andare incontro a diversi spettacoli involontariamente comici: denuncia delle difficoltà e incapacità avversari; comizi con elenco di sani principi; elenco titoli, meriti e preparazione culturale, politica e sociale della propria parte politica; mancanza di riferimenti su linee programmatiche relative alle caratteristiche dell'Ente che si intende amministrare con i meriti e i titoli dei candidati; soldi per sviluppo ma con vana ricerca dell'originalità che non lascia dubbi sulle vere intenzioni del gruppo di comando.

Non è difficile candidarsi, dunque. E' il perché che sfugge. Conviene prepararsi da ora per le prossime tornate, nel caso qualcuno si dimetta per ricandidarsi ancora.



martedì 9 settembre 2025

Alzare le mani.

 



Alzino la mano coloro che sperano che l'operazione "Ponte sullo Stretto" non venga mai paragonata al Piano Mattei. Si, il Piano Mattei, quella serie iniziative economiche e sociali rivolte ai Paesi Africani, non organiche e prive di progettualità "esperta", come affermano in commissioni parlamentari italiane ben frequentate, che consente allo sforzo economico presunto e dichiarato di avere successo. Il Piano Mattei è una iniziativa che serve a costruire nel tempo una risposta - non si sa quanto efficace - alle politiche espansionistiche cinesi nel continente africano, non è che non s'è capito. Alimentando economicamente i governi interessati, l'Italia cercherà di creare consenso politico locale, favorendo le Aziende energetiche e minerarie italiane coinvolte nella estrazione di idrocarburi e minerali, in una competizione mascherata in finanziamenti per lo sviluppo. Ecco il possibile collegamento con l'operazione "Ponte sullo Stretto". Si levino di mezzo le ambizioni estrattive e risulteranno visibilissime le ambizioni di estrazione storica, culturale e poi geologica e turistica di un luogo che nella sua unicità e integrità l'aspetto più correttamente finanziabile. Occasione di sviluppo e lavoro? Ponte sullo Stretto e Piano Mattei nascono già stanchi e con l'impossibilità di essere compresi dalle popolazioni interessate, lasciate anzi ai margini delle operazioni, visto che gli operatori interessati sono le multinazionali.

Calabresi e Africani falsamente sorretti da investimenti disallineato con la storia e le vere necessità locali. Abbiamo capito da tempo le intenzioni dei politici interessati. Almeno noi contrari, che i favorevoli non vedono l'ora di essere parte dello spreco.

venerdì 5 settembre 2025

I comizi.

L'assenza di oratori comincia a pesare. L'assenza degli oratori politici, per essere chiari. In questo ennesimo momento elettorale, è il motivo principale del decadimento e della perdita di dignità dei concetti che i candidati vorrebbero rendere fondamentali e che invece si risolvono in una serie di ingiurie, invettive, elenchi di pregi e difetti propri e degli avversari.

Prendete Gorgia, filosofo che frequentò la Magna Grecia e Atene e da cui più di uno dovrebbe prendere spunto. Egli diceva che


un oratore, attraverso la retorica, possedeva l'abilità di persuadere con i discorsi, i giudici in un giudizio e cittadini in un comizio o in una adunanza. L'arte oratoria che ci fa credere senza sapere, non quella che insegna sulle questioni, nel merito.

Poco spazio alla razionalità, nella scelta della parte politica, dove l'obiettivo è la immediata credenza senza basi scientifiche. Ed è lì che serve un oratore, che nelle ultime concitate ore di campagna elettorale sforna discorsi che definire modesti è un complimento. La politica della fase elettorale è lusinga, i contenuti sono velati anziché svelati, è l'azione coercitiva di un individuo sopra un altro, sopra un numero imprecisato di altri.

La parola è dominatrice. Ha un corpo piccolissimo e invisibile. Toglie le paure, elimina il dolore, suscita gioia e pietà, fa realizzare l'impossibile e l'incredibile. Ma non ci sono gli operatori politici della parola, quelli come i democristiani del 1962 che aprivano al centrosinistra, quelli che spiegavano, sempre in quegli anni, quanto fosse necessario il Mercato Unico, la sanità pubblica, il lavoro per tutti.

Ora è il momento del fiele fabbricato in Italia e distribuito via social. Bisognerebbe agire selezionando a partire dalla violenza delle parole, dalla loro presunta efficacia; molto spesso dalla loro indiscutibile inutilità, quando escono da bocche e menti di persone senza potere di rappresentanza.