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Politica. Meridionalismo. Blues.

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mercoledì 23 aprile 2025

Un esempio di partecipazione politica. Parte IV.

 

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In quella fase decisi di non candidarmi alle amministrative: non condividevo le linee politiche del partito nazionale, né quella del partito locale. Non presi quindi la decisione di candidarmi con il PD o con Siderno Libera. Mi sentivo vincolato ad obblighi morali con entrambi e mi era impossibile arrivare a strappi (per altro tipici del mondo politico a scopi consensuali, quindi non praticabili per quanto mi riguarda).

Il risultato delle Amministrative portò Siderno Libera in Municipio. Il Sindaco, il Senatore Pietro Fuda, volle in giunta Giovanni Lanzafame come Assessore al Bilancio. Giovanni, da sempre disponibile al confronto con le forze politiche presenti nel territorio, fu uno dei primi iscritti di Possibile a ricoprire un incarico amministrativo.

In quel periodo la domanda che più ricorreva nelle riunioni di Comitato era: come caratterizzare politicamente un incarico amministrativo? Non era affatto semplice rispondere: intanto era una coalizione molto larga; il Sindaco era una personalità rilevante; gli altri partiti erano espressione di un voto cittadino variegato, complesso da decodificare. Ma alcuni atti amministrativi furono molto discussi e contrastati dalle minoranze, segno che la strada era corretta. Ma come tutte le coalizioni di sinistra visse momenti estremamente complicati, segno delle diverse aspettative presente in partiti e movimenti che si muovevano con antiche, vecchie logiche di prevalenza politica che bloccavano le iniziative. Ma questo è un mio pensiero, una presa d’atto di cui mi assumo la responsabilità anche rispetto agli altri componenti del Comitato Costa dei Gelsomini. Fummo, nell’anno con più alto numero di iscritti al partito, il 2018, 23. E come fare coabitare in un partito innovativo, distribuito territorialmente, con un sistema democratico consapevole? A questa domanda tentai risposte coerenti, sbagliando ripetute volte, soprattutto in riferimento alle singole aspettative dei componenti il Comitato. Persone, individualità, caratteri molto indipendenti: ognuno disponibile a spostamenti nella Regione e fuori Regione, nei frequenti appuntamenti organizzati in Italia dai Comitati Nazionali. E questo, dato, la disponibilità desidero evidenziarlo nettamente: senza la disponibilità personale, in politica non si ottiene nulla, nemmeno l’automatica adesione di principio. Li ringrazio tutti, nessuno escluso. E, dunque, è necessario citare Giuseppe Sgambellone, Paolo Guarnaccia, Domenico Veltre, Giovanni Lanzafame, Francesco Lombardo, Tiberio La Camera, Giovanni Nostro, Leonardo Macrì, Donatella Maisano, Umberto Pedullà, Antonio Florenzano, Edoardo Nucera, Massimo Occhiuto, Alberto Paduano, Vito Pipicelli, Gianfranco Mammone, Lorenzo Varacalli. Quello che vorrei è non tralasciare anche uno solo di coloro che hanno seguito i nostri lavori, se non con la presenza, almeno con la richiesta di chiarimenti e spiegazioni. In Possibile uno dei principi è: nessuno escluso. Chiedo scusa, quindi, se ho colpevolmente trascurato qualcuno.

Il nucleo del Comitato, la parte ferocemente pensante, quindi coerentemente esigente politicamente, assolutamente non disponibile a compromessi antistorici e frutto di accordi di basso livello, era comunque abbastanza numeroso e combattivo. Il momento in cui i nodi vennero al pettine, nostro malgrado e nonostante le segnalazioni di acuta insofferenza verso alcune decisioni dei Comitati Nazionali che si stavano delineando vicino alle elezioni politiche del 2018, prese democraticamente, ci mancherebbe, ma che presupponevano alleanze di coalizione con il PD, iniziarono a provocare difficili, impegnative, sofferte discussioni. La situazione mi apparve da subito non superabile, a partire dalla dimostrazione plastica che simile decisione – la partecipazione a coalizione con la causa del declino delle politiche di sinistra e comunque progressiste – era maggioritaria in Possibile. Giorni Migliori non potevano arrivare, se il peso dell’impossibilità a presentarsi in modo solitario e indipendente era sovrastante e impediva lo svincolo e l’autonomia politica. Ero consapevole che i compagni di partito del nostro Comitato non potessero accettare questo compromesso. Lo stesso Giuseppe Civati, sollecitato in una riunione che tenemmo a Siderno, spiegò che non era possibile altra soluzione, per potersi presentare ad una consultazione estremamente importante e decisiva. Bisognava coalizzarsi e differenziarsi contemporaneamente. Una mossa necessaria ma che ripeteva quella che era la postura di un centrosinistra non coraggioso negli atti decisivi. Certo che tenemmo in considerazione il livelli di difficoltà per presentarsi da soli. Ma non c’erano e, come ora, non ci sono le forze per questo tipo di operazioni. Senza tenere conto di quello che significava abbracciare le politiche conservatrici del PD, assetato di potere e privo di iniziative seriamente progressiste. Senza scatti riformisti per modificare l’UE al più presto e bene, a favore di politiche sanitarie, economiche e culturali che scavassero una vera trincea rispetto alla melma che calpestavamo da anni. A questo disagio si sommò il vero pastrocchio delle candidature di coalizione. Qualcosa che fece evidenziare che l’interesse del singolo partito era prevalente, anche per le liste cosiddette “indipendenti” rispetto al possibile disegno politico collettivo. Insomma, il periodo che stavamo attraversando era l’inizio dell’epilogo, una presa d’atto da parte dei componenti del Comitato che, a parte il desiderio, il senso di appartenenza di alcuni, tra cui io e pochi altri, queste contraddizioni non avrebbero potuto bilanciare la delusione del contesto.

Lo spirito critico, carattere presente e convincente soprattutto in Giuseppe Sgambellone e Paolo Guarnaccia, si evidenziò totalmente. Tutti, nessuno escluso, prendemmo atto che non era possibile retrocedere rispetto ai rispettivi principi ed evidenze. Le questioni, estremamente rilevanti, della ricerca del consenso e dei punti critici dei programmi elettorali di coalizione non potevano essere coerenti con i postulati degli Statuti di ogni singolo partito.

Accettai, accetto ed accetterò sempre i ragionamenti fondati, motivati. Li riconosco e li apprezzo.

Io resto in Possibile, partito con bandiere sui Diritti Sociali e Civili ben sventolate, luogo politico in cui si discute e ci si attiva per il raggiungimento di obbiettivi che possono solo migliorare il contesto sociale in cui viviamo. E poi, è in atto anche un cambio generazionale alla guida dei nostri Comitati. E’ necessario, è vitale. Bisogna però trovare il modo di coinvolgere le persone ad un livello più personale, più reale. Un lavoro rispettoso delle aspettative delle persone che non votano per motivi che conosciamo bene e che non dovremmo ignorare.

In questi mesi il contesto sociale italiano peggiora, ma raccontano che migliora. Siamo in economia di guerra e parlano di dazi giusti o non giusti. Muoiono bambini innocenti sotto attacco per ritorsione e non si agisce e reagisce con giustizia. Il terrorismo opera ai più alti livelli e si accetta impunemente. Paesi invasori e Paesi invasi mostrano la durezza della guerra facendo e contando le vittime. Non è questa la strada per migliorare le società. Chi opera per queste nefandezze lo sa, vive nel lusso e fa morire per questo.

La politica è bella. E bisogna rispettarla dandole dignità, anche se viene ridotta a mercimonio di idee e poltrone da chi non meriterebbe un solo voto. Ma termino positivamente: fin quando l’elaborazione delle idee politiche continuerà, sarà possibile immaginare Giorni Migliori.

 

 

 

 


mercoledì 16 aprile 2025

Un esempio di partecipazione politica. Parte III.

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A Polistena ci andai con Domenico Veltre, che intravide nella mozione Civati la possibilità di attivarsi. Lì trovammo e stringemmo conoscenza e amicizia con Marco Parlato, vero motore dell’iniziativa a favore della mozione Civati. Con queste due persone si strinse per molto tempo una collaborazione costruttiva, fatta di condivisione di tempo e progetti. L’incontro con Civati fu molto interessante: era suo interesse – e anche nostro – formalizzare un’alternativa politica dentro e fuori al PD in territori periferici e complessi come la provincia di Reggio Calabria. Lo trovai disponibile, favorevole agli scambi di opinioni, come sempre. Introverso solo apparentemente, argomentava, come ora, in modo scorrevole e nuovo. Era quello che serviva per iniziare a progettare cose politiche diverse. Ricordo che gli chiesi, come ultima domanda: a quale filosofo ti ispiri? (avevo saputo dei suoi studi). Mi rispose: Giordano Bruno. A posto, pensai, gli si può dare credito.

Da quel momento iniziò il processo di costituzione del Comitato del futuro partito di Possibile a Siderno, nella Locride e in provincia di Reggio. Bisogna specificare che presentare e organizzare una mozione congressuale innovativa per persone non abituate a consuetudini politiche era un fatto nuovo e non legato a correnti preesistenti, che di fatto bloccavano il partito. Le mozioni furono discusse democraticamente. Saltando le fasi organizzative del congresso, dirò che il risultato a cui arrivammo lo ritenevamo soddisfacente, nel circolo cittadino: una cinquantina di preziosi voti, rispetto alle molto più votate mozioni concorrenti. Insieme a Francesco Lombardo, necessario amico con cui confrontarsi senza risparmio, ci trovammo determinati a continuare nell’esperienza di messa in pratica della mozione. Sul piano nazionale il confronto, come si sa, non ebbe sviluppi diversi da quanto preventivato: Renzi vinse, Civati si assicurò quel 10% circa che ci metteva nelle condizioni di continuare ad elaborare tesi e progetti costitutivi di un nuovo partito.

Ci costituimmo come Comitato Territoriale Costa dei Gelsomini il 7 Luglio 2015. Fu necessario e liberatorio lasciare il PD, supportare tesi condivise con i nuovi compagni di partito, proporre e progettare un modo che a noi pareva diverso di pensare la società, trovare metodi nuovi di partecipazione politica, scansare le prassi ripetitive e funzionali alle correnti dei partiti tradizionali. Davvero, pensavamo a Giorni Migliori (che fu uno dei primi testi scritti da Giuseppe Civati). Iniziò l’attività del Comitato, contraddistinta dalla scelta accurata dei temi sociali, dalla attività di supporto – referendum e relative raccolte di firme, convegni e riunioni pubbliche con oggetto le cause civili che avevamo individuato come principali emergenze ed esigenze nel nostro territorio. Siamo stati sempre affiancati dal nuovo partito, i cui responsabili sono venuti più volte a trovare la cittadinanza, a spiegare il perché, secondo noi, fosse necessaria una diversa metodologia in politica. Non ringrazierò mai abbastanza Giuseppe Civati per la sua disponibilità, i Comitati nazionali per averci fornito assistenza e supporto. Tutti i componenti del Comitati erano d’accordo sulla necessità di praticare l’attivismo, di cercare comportamenti diversi, perché ci sentivamo diversi. Avevamo bisogno, come abbiamo bisogno ancora adesso, di poter frequentare consessi politici meno ipocriti e fasulli.

Dal confronto incessante dentro quell’organismo politico innovativo di Siderno Libera, in cui erano presenti e attivi partiti storici di sinistra i cui dirigenti avevano trovato il sistema, il modo, le prassi per convivere e operare insieme fino a proporsi nelle elezioni amministrative del nostro paese con risultati encomiabili, si poteva solo acquisire esperienze indispensabili per dare e prendere disponibilità all’ascolto. Un periodo molto intenso, con il necessario stress per arrivare a sintesi e compromessi a farci compagnia.

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mercoledì 9 aprile 2025

Un esempio di partecipazione politica. Parte II.

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Nel caso del Comitato Costa dei Gelsomini Possibile, si colse l’opportunità di riconoscere le prassi politiche del Partito Democratiche come inconcludenti e scontate. Realizzate e messe in atto venendo meno alle premesse del suo varo. L’ingresso e la dirigenza dei renziani devastarono la propensione progressista, già larvata e largamente inespressa nei territori e nei governi nazionali, di fatto conservatori. Tutte le energie di quegli anni furono costantemente indirizzate verso la ricerca del consenso senza provocare riforme e atti di governo innovativi, se non nel senso renziano: la conservazione, la riduzione dei diritti dei lavoratori, demansionamenti in ambito pubblico, disconoscimento della tutela dei diritti delle classi produttive a partire dal mancato incremento dei salari, la disparità dei trattamenti economici di genere e tra Nord e Sud, sanità differenziata a sfavore del Sud, istruzione a caro prezzo. Per ognuna di queste classi di problemi ci affannavamo a produrre proposte, a presentarle, a raccogliere firme. Su questo ultimo punto è assolutamente il caso di aprire un capitolo più importante dell’attivismo del Comitato Costa dei Gelsomini.

La troppo veloce storia del Comitato Territoriale Costa dei Gelsomini Possibile iniziò quando io, in preda ad insoddisfazione cronica da frequentazione del PD (lo dico senza vergogna: non è che ci fossero incubatori di pensiero critico di livello molto diverso, al tempo), ricoprendo anche modesti incarichi temporanei come nel caso della necessaria stesura del Codice Etico di Circolo. Stesura compiuta con altri iscritti e, se non ricordo male, portato in assemblea e discusso.

Dentro quel partito stavano accadendo cose. Dal Nord mi arrivò notizia della determinazione politica di un consigliere regionale lombardo, tale Giuseppe Civati che, presente anche nella Direzione Nazionale, iniziava a scrivere, dire e comunicare concetti alternativi rispetto alla star del momento, Renzi. Preciso che qualsiasi voce alternativa al renzismo la leggevo, analizzavo, soppesavo. La questione era anche un’altra: come mai tante persone trovarono in questo centrista funambolico un riferimento politico affidabile. Resta per me un mezzo mistero, tenendo anche conto della premessa: questo partito, allora come ora, se mi è concesso, è alla costante ricerca di consenso fine a se stesso. Di capovolgimenti del modo di operare non se ne parlava e non se ne parla ora, anche con i cambi di Segreteria.

Da quella voce nuova, dunque, mi arrivavano concetti politici altrettanto nuovi e coraggiosi: diritti sociali e diritti civili finalmente uniti. Qualcosa su cui studiare, approfondire, attivarsi. Civati iniziò a girare l’Italia. Incredibile, venne in Calabria, a Polistena, ricordo bene. Il congresso del partito era in preparazione.

Di come si svilupparono le cose ne scriverò nella prossima parte.

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