Le migrazioni italiane sono diverse. Diverse nei tipi e nelle forme. Vivendo direttamente, da vicino, quella economica interna che dal Sud vede decine di migliaia di giovani persone andare a prendere al centro nord quello che qui dovrebbero avere di diritto e per diritto di cittadinanza, a me meridionale non sfuggono e certamente non sfuggono a tanti altri, le altre forme di emigrazione, di allontanamento da questi luoghi verso le opportunità, lo studio, il lavoro i ogni sua forma.
Quello che ho colto oggi, vedendo un servizio del TgR della Calabria nel suo quotidiano scandire notizie di cronaca mafiosa e nera, è una emigrazione che colpevolizza chi emigra per curarsi. Si, avete letto bene. Ancora non ho letto nessuna reazione sui social o sugli organi di stampa che accolgono sempre volentieri le riflessioni acute del politico in fase di campagna elettorale perenne e che cerca visibilità su ogni tema dello scibile, ma oggi ancora no.
Se avete avuto la sgradevole occasione di sentire la "non notizia", avrete colto che le autorità preposte sono alla ricerca di messa a fuoco di un sistema che spingerebbe i calabresi a curarsi altrove.
La pugnalata è doppia: una, con un coltello a serramanico, si riferisce alla "malleabilità" del "paziente calabrese" in quanto tale. Che, in posizione di debolezza estrema, accetterebbe di spostarsi altrove per avere le cure necessarie, di qualsiasi tipo esse siano "invitato" da emissari di interessi solo economici.
L'altra, non meno feroce e simile a un colpo di mannaia, sembra riferirsi alla tendenza quasi turistica del "viaggio della cura", come se in questa Regione esistessero davvero luoghi di cura a sufficienza e di qualità altrettanto sufficiente per affrontare visite, ricoveri, interventi, degenze e convalescenze.
Un colpo bassissimo. Perchè mette in evidenza la visione miope ottusa e persistente, tipica di chi giudica la popolazione. Le cure può permettersele con viaggi che diventano in questo caso legittimi chi gode di un reddito sufficiente. Come risulta così evidente che chi non dispone di mezzi - e il numero di queste persone praticamente invisibili questa attuale pandemia ha aumentato considerevolmente - non può curarsi. Drammaticamente.
Stanno abilmente colpevolizzando chi emigra per salute. Come una distilleria clandestina mettono in circolazione bibite sgasate la cui tossicità con difficoltà si verifica e si contrasta.
Il Servizio Sanitario Regionale calabrese, se esistesse, farebbe risparmiare centinaia di milioni alla Regione. I calabresi potrebbero curarsi in regione. E chi non vuole che questo accada, non può avviare un risanamento necessario. Non può, perchè la sanità privata e l'incapacità della politica compromessa e superficiale non vogliono affatto modificare l'assetto esistente. E ogni volta che si vota per mantenere il sistema, il sistema "ti sistema". Ecco l'interesse speculativo, quello che determina la stasi. Quello che con un voto "persistente" si assicura legislature di impunità.
venerdì 19 marzo 2021
Le migrazioni sono diverse.
martedì 26 gennaio 2021
Ho conosciuto un rivoluzionario.
Sarà capitato a molti di incontrare un rivoluzionario. Più difficile è conoscerlo a fondo, a partire dal suo pensiero inespresso davanti a platee numerose per cause tutte personali o per scelta, chiuse comunque in ambiti relativi alla speranza di poter fare la rivoluzione senza condividere con molti la tensione cui era soggetto.
Io l'ho conosciuto, svariati anni fa. Una volta stabilito di quale rivoluzione si trattasse e quali fossero i presupposti che potessero aggregare tutte le persone idonee a farla, 'sta benedetta rivoluzione, dipese solo dal rivoluzionario farmi capire quanto fosse vero o realistico che la rivoluzione potesse liberare energie positive al momento della ricostruzione del sistema politico e della società.
Io l'ho conosciuto, in un passato remoto. Tutte le sue energie erano riposte nel motivare ognuno dei suoi conoscenti verso la "conversione politica", con la descrizione puntuale di ogni difetto del sistema vigente e con l'ammonimento perenne sulle condizioni sempre e irrimediabilmente più difficili in cui la società si sarebbe trovata giorno dopo giorno.
Devo dire che la pandemia non lo avrebbe trovato spiazzato, se fosse ancora in azione: l'infezione globale era da lui attesa come la ciliegina sull'orrida torta delle ingiustizie ordite verso il complesso della società inerme e manipolata.
Il primo incontro, ricordo, fu fortuito. Nel senso che la banalità dell'incontro occasionale lasciava presagire uno sviluppo amicale, lasciando le questioni politiche fuori dalla finestra. E invece...
E invece il rivoluzionario, intanto che il sistema resisteva alla sua azione, decise di punto in bianco, ad un certo stranissimo punto, che era meglio assecondare il sistema vigente. Guardando l'orizzonte, però, non smise mai di prevedere il peggio per la società civile.
Perché abbia cambiato improvvisamente sistema di vita (politica) lo devo ancora scoprire. Dubito che riuscirò a capire, ma intanto la lezione che mi ha impartito sulla volubilità dell'uomo, sull'importanza dell'amicizia, sull'indeterminatezza dell'opinione politica non ha avuto eguali, finora. A suo modo la rivoluzione è compiuta.
martedì 8 dicembre 2020
La prevalenza del soldino.
Saranno mesi gonfi di rabbia. Saranno mesi lunghi, i casualmente governanti daranno in pasto ai cittadini smarriti pezzi di carne rappresi, quasi ammuffiti, faranno discutere i cittadini perchè un indirizzo buono per le idee di Paese non c'è in nessuno di loro. Perlomeno chiaro. Seppure chiuso nella ideologia spacciata per visione ma presente e valutabile.
E no, si va per sigle. Digitale, per esempio. Digitale significa tutto e niente, per le conoscenze di cui dispongo e per quelle strane frasi sconnesse che sento sgorgare dai ministri, costretti a sintesi senza costrutto dall'informazione vorace, quella che vomita tutto il registrabile senza sedersi e fare sedere un minuto gli intervistati. Digitale, cosa? La TV?
Oppure ecosostenibilità, neologismo ambiguo e retrattile, che ti fa ritrarre come una tartaruga se pensi al Ponte sullo Stretto ecosostenibile. Che deve essere ecosostenibile, ma da cosa realmente?
Faranno venire le vesciche sui tasti, nascere inimicizie e amicizie mentre loro si dovranno a cercare su google le frasi di circostanza per evitare finte crisi di governo multicolore. Diranno che dipende da ciò che chiede il Paese e sul Paese di rivarranno nel caso di successo o di insuccesso. In ogni caso di ricadute sull'intera società ne aspetterò diverse. Questa società degli amici - quelli che ti salvano perchè fai parte di una cerchia ristretta - chiusa ad altri per convenienza apparente, non darà spazio a chi vorrà dare idee di sviluppo generalizzato, ma andrà a tentoni, come fa la politica da ormai trent'anni.
Chi è avanti con gli anni non si farà fregare, sa che molti soldi equivalgono a grandi furti. Accanto a quelli quotidiani, ci saranno quelli perenni. Di democrazia, rappresentanza, uguaglianza tra cittadini. Noi calabresi dovremmo saperlo bene. C'è un proverbio antico che dice: CU 'NDAVI AMMUCCIA, CU NON 'NDAVI MOSTRA!
Del fiume di denaro che serve a tutto, a qualsiasi cosa, a rinascite e a cose simili, si vedranno briciole. I centesimi della vergogna dialettica, dei 300 vecchi e deboli che devono decidere, perchè in Parlamento non riescono ad essere seri. Manco con i soldi a fondo perduto. Ah, ma sui prestiti, che rigidità...
venerdì 9 ottobre 2020
Che c'è di bello?
Non c'è che dire. Belli siamo belli. Anche antichi e però saggi non tanto, se in maggioranza si preferisce il tran tran quotidiano dell'elencazione delle mancanze sociali impossibili da risolvere in poco tempo.
Le attività produttive lecite della Costa dei Gelsomini sono, direi giustamente, in scala rispetto al numero degli abitanti. Sono espressione della piccolissima industria di trasformazione di materie prime comprate a fatica. Più forti nel commercio al dettaglio, con crisi evidentissima in questo tragico anno, anche qui, dove le tradizioni sono secolari e in ogni famiglia si possono elencare esempi di commercio all'ingrosso e al dettaglio che risalgono a fine 700 e 800, attraversano il 900 e generazioni successive si scontrano con tasse e balzelli che ora si sommano alle crisi in atto.
Non mi date troppo retta, non sono un docente di economia: ma un cittadino che vive qui con qualche esperienza in settori del commercio, si.
Il turismo, il turismo... Quanti equivoci per quanto riguarda le attività che ruotano dentro questo brand. La ristorazione è diffusissima, è sicuramente la voce economica più attiva e reattiva in questo cantone. Sulla capacità di adattamento degli operatori di questo specifico settore ci sarebbe solo da assimilare i sistemi di investimento e reinvestimento del capitale umano e dei saperi, sostenuti dalla presenza delle Scuole di settore in zona.
E però prevale la realtà quotidiana del disservizio. Contano poco le dotazioni culturali di fronte alla quotidianità arrangiata dei servizi pubblici, non sempre troppo pubblici, misti pubblico-privato, e privati e basta. Mentre i "privati dei servizi" sono gli abitanti di sta quarantina di Comuni, sciolti, riaddensati e poi risciolti in un andirivieni di cause, ricorsi, nomine e rinomine.
Guardate che il cittadino si è allontanato dal normale richiamo del voto per questo. Troppo sollecitato, cerca nella ritorsione verso i partiti e nel civismo formule più stabili di rappresentanza e tutela politica.
Ah, non c'è da temere. Ancora per qualche lustro la rivoluzione apparente detterà legge. Non si può sfuggire alle regole della rappresentanza politica: non ci si inventa e non si può pretendere di governare il villaggio senza una tradizione di specchiata devozione verso il concittadino. L'astio e la concorrenza in piena inimicizia ha portato a questi insuccessi sociali e le nuove generazioni di politici ambiziosi deve apprendere facendo esperienza, come è giusto che sia.
Non cambierà facilmente, la condizione di questo spettacolare posto. E le foto pubblicate di tramonti, albe, anfratti, panorami, architetture fisiche e intellettuali di questo angolo della Calabria non fanno che aumentare l'insoddisfazione per la non corrispondente "aderenza" della risposta umana, sociale e civile di quelli che stiamo qui, ora.
Coraggio, si vota.
mercoledì 22 luglio 2020
Un gruppo, fatevi un gruppo.
Gruppo. Fare gruppo è importante, per i giovani e per i meno giovani, per tutti. La parola deriva da "cruppa", la corda, il grosso cavo latino; richiama qualcosa che si tiene insieme per diversi motivi. Può sciogliersi o sopravvivere a sè stesso, con implicazioni che riguardano l'amicizia, gli interessi, gli scopi.
Nella nostra rarefatta società a questa rappresentazione del gruppo viene attribuita una connotazione positiva, idealizzata; il gruppo diventa il luogo in cui, attraverso comunicazioni reciproche, (benedetta reciprocità) si realizza un'unità più o meno armonica, in cui ciascuno ha una partecipazione attiva. Ma la mia personale esperienza in merito non conferma l'immagine ottimistica e positiva del gruppo, se non nelle fasi di crescita, nella fase di entusiasmo e ottimismo. Poi si mettono piuttosto in luce dissimmetrie, divergenze, contrapposizioni e tensioni, anche aspre e dolorose. Ogni gruppo vive sentimenti ambivalenti, tra il desiderio di appartenere e darsi totalmente ai progetti e la spinta ad affermare e imporre i propri bisogni, la propria identità individuale, le vere aspettative, fino a quel punto taciute o messe in attesa. Sono pertanto in gioco intense emozioni e si ricorre alle rappresentazioni idealizzate per tenerle a bada. Qualcuno, questa cosa, la chiama socializzazione. Altri se ne servono.
Quando è stato possibile, ho frequentato gruppi. Ora li osservo con curiosità, mi chiedo quali motivazioni diverse o uguali alle mie possano avere altre persone che fanno gruppo.
Suppongo sia il senso di appartenenza a qualche cosa che supera i
singoli, il percepirsi come un "noi", che definisce i confini e i rapporti nel
contesto sociale, ma anche la comunanza
delle relazioni all'interno. Gruppo intorno a una persona, un'idea, all'affermazione di uno o più valori, a un
compito specifico o soltanto dall'interesse a stare insieme.Nella nostra rarefatta società a questa rappresentazione del gruppo viene attribuita una connotazione positiva, idealizzata; il gruppo diventa il luogo in cui, attraverso comunicazioni reciproche, (benedetta reciprocità) si realizza un'unità più o meno armonica, in cui ciascuno ha una partecipazione attiva. Ma la mia personale esperienza in merito non conferma l'immagine ottimistica e positiva del gruppo, se non nelle fasi di crescita, nella fase di entusiasmo e ottimismo. Poi si mettono piuttosto in luce dissimmetrie, divergenze, contrapposizioni e tensioni, anche aspre e dolorose. Ogni gruppo vive sentimenti ambivalenti, tra il desiderio di appartenere e darsi totalmente ai progetti e la spinta ad affermare e imporre i propri bisogni, la propria identità individuale, le vere aspettative, fino a quel punto taciute o messe in attesa. Sono pertanto in gioco intense emozioni e si ricorre alle rappresentazioni idealizzate per tenerle a bada. Qualcuno, questa cosa, la chiama socializzazione. Altri se ne servono.
giovedì 21 maggio 2020
Troppo nero, troppo vero.
Sam
Lightnin’ Hopkins è uno dei miei preferiti. Bluesman viaggiatore senza soste,
aveva il terrore dell’aereo. Per questo per moltissimi anni non si spostò dal
Texas e Stati limitrofi. Eppure era richiesto, anche in Europa.
Denunciava
le condizioni di vita dei neri degli anni delle prime lotte contro la
segregazione. E temeva fortemente che nel vecchio continente non avrebbero
capito i suoi argomenti.
La
segregazione ha questo effetto nefasto, nelle sue vittime: tendono ad auto isolarsi,
mentre intorno si fomenta l’odio razziale quotidianamente.
Quest’uomo
sul palco si trasformava in un cronista prestato al Blues più nobile, quello
fatto da conoscenza dello strumento e testi profondi, tristi, motivati da
voglia di rivalsa civile e sociale.
La
conoscenza dello strumento non è per Lightin’ tecnicismo. E’ conoscenza del
ruolo delle sei corde nel Blues, le strofe pesanti come l’aria appestata del
perbenismo, versi drammatici, crudi e radicali.
Creava,
come i poeti, la miscela vera, vera anche nel Blues: realtà e poesia in musica.
Vi
propongo uno dei suoi pezzi più intensi e conosciuti. Grande Sam.
Baby,
Please Don’t Go.
lunedì 27 aprile 2020
La politica di oggi è pura reazione.
La
politica di oggi è pura reazione. Reazione immediata o tardiva agli eventi, ma
mai azione preventiva in senso stretto. Non mischiamo le carte, però: la reazione
politica al contagio COVID-19 non può nei fatti essere, per quanto è consentito
capire, preventiva oltre poche ore, pochi giorni da oggi. Così sarà per diverso
tempo, dicono. Ma la reazione politica è sul presente: ad ogni azione dei governanti
corrisponde una reazione, quasi mai assertiva, delle opposizioni. Queste sono
scagliate 24 ore al giorno contro ogni decisione che provenga dall’avversario
politico, non considerato mai amministratore temporaneo democraticamente eletto
che ha bisogno, anche lui, si, di una condivisione delle responsabilità nei
confronti della pandemia. Questa può colpire tutti, senza riguardo. In alcune zone
del Paese di più, in altre, per ragioni che metterle insieme richiede una task
force apposita (un’altra!), di meno, molto meno.
Le
disuguaglianze restano lì, l’occasione di una revisione della società c’è ma
manca, pare, la maturità della partecipazione al lutto e la conseguente
maturità della consapevolezza.
Non
si dovrebbe tornare alle stesse manchevolezze di ieri, di quando non c’era il
virus. Ma ci sono segnali che portano dritti al desiderio di normalità, la
solita normalità diversa in ogni angolo d’Italia, che almeno pone le difficoltà,
dubbi e rimedi immediati di sempre, quelli che conosciamo bene. Quelle che
servono alle forze politiche per alimentare la concorrenza sul voto e non sui
risultati proposti e ottenuti.
E
invece dovremmo darci l’opportunità che diamo ai figli. Finanziamo tutto, in
ogni modo, vogliamo che abbiano un’opportunità che sia una. A volte riusciamo,
a volte no, ma ci proviamo sempre. Il passo successivo è riservato agli illusi,
sembra: bisogna difendersi dai furbi, dai sempre presenti potenti avidi, dal
furtarello facile fino al furto generazionale. Dallo sfruttamento a ogni passo
lavorativo, delle banche e della finanza nazionale e internazionale. Cioè, ci
sono troppi sfruttatori pronti a sopraffarci e la risposta è la difesa senza
concessioni alla rivoluzione possibile, quella bianca.
C’è
proprio bisogno di fidarsi dei fornitori e dei clienti. Si devono trattare
bene, se si può. La identica cura che si rivolge a chi dà la possibilità di
vivere dovremmo rivolgerla al contenitore di queste persone, il Paese che ci
fornisce la chimica e la poesia del vivere quotidiano e lo stesso Paese a cui
diamo un motivo per continuare a esistere. Ma lo stiamo maltrattando
selvaggiamente. Lo derubiamo, lo scassiamo, lo inondiamo di luci e sostanze
tossiche. E pretendiamo da lui aria sempre pulita. A questo proposito, non può
sfuggire che l’adattamento dei protagonisti di questa forma di civiltà prevede
che un po’ possiamo intossicarci, per vivere in modo più ricco, per produrre e
consumare in allegria. Non può funzionare sempre così. La responsabilità è
generale, la preoccupazione è soggettiva: si va avanti finché le emergenze ci
soffocheranno, finché il baratro sarà ad un passo.
La
sempre benedetta classe dirigente ha bisogno di essere rivoluzionata. Deve
essere sostituita da persone con mentalità rispettose e fornitori di prassi
democratiche generalizzate. Anche, il modo di porsi davanti o dietro le immense
problematiche deve essere diverso. Questo lo capiamo, ma forse mancano le donne
e gli uomini disposti ad essere diversi, innovatori e non conservatori. Forse.
La
baracca ha un costo. La casa ha un costo, come la villa. E via discorrendo, in
un crescendo che non vede fine mentre la proporzionalità delle tasse, dovute
alla comunità e allo Stato che deve ridistribuire oltre che stampare danaro e
dare servizi, è evasa, elusa. Il furto dell’ambiente sano, della società sana e
dei servizi egualitari è così compiuto.
L’obiettivo
dovrebbe essere: pagare tutti, pagare meno. Tasse, si intende. In modo progressivo,
in modo che consentano la corretta dose di benessere agli Italiani, il merito e
l’uguaglianza nelle opportunità soprattutto.
Date
uno sguardo disinteressato. Meglio, se interessato. Ne dovremmo parlare.
Facebook
e Twitter: @CostadeiGelsomini
Iscriviti a:
Post (Atom)
