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Politica. Meridionalismo. Blues.

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martedì 9 maggio 2017

Se riflettessimo.

C’è una relazione obbligata tra immigrato e lavoro. L’emigrante – tutti, noi italiani siamo specialisti in emigrazione – si giustifica davanti al “tribunale” della comunità ospite sostenendo che il motivo del suo viaggio è il lavoro. Nel punto di arrivo del suo viaggio si trasforma in forza-lavoro, in corpo-lavoro e così verrà trattato. Secondo la Bossi-Fini un immigrato può restare in Italia solo se lavora. Allo scadere del contratto, se non rinnoverà il contratto verrà messo alla porta. Tanto per il Paese di partenza che per quello di arrivo l’emigrante deve lavorare. Questa è la condizione che giustifica la sua assenza-presenza. Non potrà avere accesso a qualsiasi settore, non verrà preso in considerazione il suo grado di istruzione né le capacità professionali. Verrà inserito automaticamente nel livello più basso e la sua carriera finirà lì. Questo perché la qualifica lavorativa dell’immigrato corrisponde ad una definizione sociale. Non è il lavoro, la cultura, la lingua la religione introdotta dallo straniero che disturba, è “l’ordine nazionale” che ne soffre. Si intacca l’integrità, la purezza o la perfezione “mitica” e la sua logica. Se un immigrato compie un reato la colpa è duplice: non è solo delinquente, ma è anche delinquente immigrato. Lavoro da immigrato, migrante, emigrante.

venerdì 28 aprile 2017

Silenzio e Denuncia (Partito Democratico e M5S, nell’ordine).

Puntuali, profondi e realizzabili i programmi comuni dei due organismi politici nazionali più numericamente rilevanti sul gravissimo ed ultimativo problema della disoccupazione giovanile nel Sud. Il Partito Democratico e il M5S, uniti nel sovrano interesse nazionale, affrontano senza mezzi termini e trucchi elettorali il tema drammatico che affligge senza tregua persone appena diplomate e laureate, nonché le famiglie da cui provengono, costrette a mantenere lo stato di famiglia aperto fino ad età avanzata. Finalmente! L’urgenza del tema accomuna in un continuo lavorio legislativo, a fianco delle aziende produttrici e degli artigiani, come con in commercianti del meridione, per trovare possibili soluzioni. Certo, il primo problema è la legalità. Non consentire alle mafie di essere mediatrici tra offerta e domanda di lavoro è l’attività che toglie il sonno ai delegati dei benvenuti organismi politici sopra menzionati, non fa dormire i responsabili di settore. Agire sulla leva fiscale sta diventando un incubo. Le trattative, gli studi, le collaborazioni però vanno avanti senza interruzione. Le dichiarazioni comuni, gli intenti davvero rivoluzionari già incoraggiano i cittadini a rischiare, ad investire quel che resta dai salassi Equitalia in iniziative imprenditoriali che, traendo spunto dalle qualifiche derivanti da anni di studio nelle scuole pubbliche finalmente tirate a lucido ed efficienti, sfruttano finalmente solo le potenzialità inespresse di persone vogliose di darsi al lavoro e dare un senso alla vita, nel pieno rispetto delle regole democratiche. Ma una cosa è certa: arriveremo tutti insieme alle soluzioni necessarie. Siamo i migliori. Perché la situazione è drammatica.

domenica 23 aprile 2017

Migrando.

Viaggiare implica un movimento tra posizioni fisse, un punto di partenza e uno di arrivo, presuppone che si conosca un itinerario. Il viaggio lascia intendere un possibile ritorno, un potenziale rientro alla base. La migrazione, invece, comporta un movimento in cui non sono immutabili o certi i punti di partenza né quelli di arrivo, richiede che si risieda in una lingua, in storie di identità costantemente soggette a mutazione. Sempre in transito, la promessa di un ritorno a casa – completando la storia, addomesticando la deviazione – diventa un’impossibilità. E così, come il multiculturalismo è solo un’impressione dovuta alla sensazione di convivenza “ravvicinata” di lingua, usi e costumi, anche la migrazione va scomposta negli elementi base, solo per essere appena compresa.

venerdì 31 marzo 2017

L’esteta del blues.

John Lee Hooker divo del blues. Perchè gli piaceva utilizzare lo “slang” e i doppisensi tipici del repertorio dei bluesman del sud, molto frequenti nel linguaggio della comunità nera ma difficili da capire per il pubblico bianco. Questa cosa provocava giubilo fra i neri. Hooker “picchiettava” le corde della chitarra, ottenendo un ritmo che accompagnava con un incessante movimento dei piedi. Il suo motto: “la mala sorte non può nuocermi!" I'm in the mood, uno dei preferiti... https://www.youtube.com/watch?v=qw-bvvDfAjs

venerdì 24 marzo 2017

Lo spirito settario.

Questi anni sono caratterizzati da disaggregazione e segmentazione della società. Emergono particolari gruppi, anche all’interno delle istituzioni, che danno un senso “personalizzato” ai valori e alle forme di coesione attraverso l’esaltazione di uno spirito settario. Si vede benissimo nel campo dell’attività politica. Occorre svincolarsi e allontanarsi prestissimo dalle tentazioni settarie. Se all'interno delle "sette" gli "eletti" garantiscono una condivisione temporanea di temi e principi, innescano subito dopo l'indispensabile lotta all’ingresso di nuovi membri, contorcendosi in analisi di idoneità grottesche, da giudici parziali e sempre insoddisfatti. La politica è l’opposto.

mercoledì 22 marzo 2017

La voglia di leggere.

Ragionando a voce alta con una persona, si valutavano le possibilità di “incontrare” un modo di leggere più originale. Noi potremmo essere un pubblico nuovo – non per questo giovane, non c’entra l’età – che non ha ancora pensato a fondo sul ruolo che può avere la lettura nei bisogni quotidiani. Qualcosa tipo “Linus”, non a fumetti; romanzi a puntate con molte illustrazioni, con un’impaginazione attraente. E molte rubriche che spiegano con esempi le strategie narrative, tipi di personaggi, modi di lettura, i diversi stili di scrittura. Il tutto con cose divertenti da leggere. Le storie sono infinite.

martedì 14 marzo 2017

Il Blues bianco.

Fu subito chiaro cosa riuscisse a raccontare John Mayall nonostante fosse un bianco, addirittura inglese. Sembrava avesse percorso tutte le esperienze necessarie a far di un uomo un bluesman. La forma tradizionale del blues cambia, con il blues britannico. L’esecuzione diventa più beat e da qui può staccarsi il rock e decollare, finalmente. Eric Clapton (Eric Patrick Clapp), sontuoso chitarrista, anche blues oltre che beat, è riconoscibile e lo preferisco per l’autenticità e l’originalità del suono, anche se i suoi pezzi non si possono etichettare come blues in senso stretto. Ma che atmosfera! Get Ready, Eric! https://www.youtube.com/watch?v=x1E5OUYRtxQ