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Politica. Meridionalismo. Blues.

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domenica 1 gennaio 2023

La forza delle ragioni.

Vorremmo tutti, probabilmente, fare parte dell’inizio di una fase storica. Che riguardi la famiglia, il lavoro, il proprio Paese, non importa. Importerebbe essere coscienti del cambiamento avendo bene in mente gli obbiettivi da raggiungere attraverso quel cambiamento, con l’indirizzo dato dalle persone che lo hanno provocato, per adesione ragionata alle loro idee, per la determinazione dimostrata per esser lì, in quel momento, per pura condivisione e partecipazione.

Così “pieno”, dev’essere stato il sentimento dei Costituenti che misero in atto quel Patto degli Italiani che è la Costituzione. Come sappiamo, il I Gennaio 1948 entrò in vigore e da allora non si fa che chiedersi come italiani nati solo in epoca diversa possano aver dato modo alla dialettica e alla mediazione politica di fornire ad un popolo stremato lo strumento per la convivenza pacifica sotto un tetto istituzionale prodigioso.

Di tutti gli aneddoti e racconti che si citano in occasione della ricorrenza dell’entrata in vigore della Costituzione ricordo per averlo letto casualmente, tra gli altri, un fatto politico. Quando fu elaborato e scritto l’art. 7 – che riguardava i rapporti tra Stato e Chiesa – la DC, attraverso Aldo Moro, insistette in quella sede e soprattutto con il PCI per l’adozione dei Patti Lateranensi (quelli sottoscritti da Mussolini e il Cardinale Pietro Gasparri, delegato da Pio XI). Il PCI dei dirigenti si opponeva fermamente, evidenziando come fosse inaccettabile che un Patto firmato dai fascisti fosse preso in considerazione come base per i futuri rapporti tra due Stati come l’Italia e il Vaticano.

Il Segretario del PCI, Palmiro Togliatti, prese una decisione che, valutata con i mezzi politici e culturali di cui si dispone oggi, appare quasi sconvolgente: egli chiese, praticamente impose al partito, di dare parere positivo all’inserimento del Patto Lateranense in Costituzione. Come argomentò la sorprendente richiesta? Egli spiegò che lo sforzo di chiudere quanto prima la Costituzione, lo sforzo di concludere in positivo quanto da mesi si stava realizzando, era di importanza primaria rispetto alla questione in sé. E che oltretutto non si poteva, in alcun modo, mettere in secondo piano l’altro aspetto del confronto aspro che si sarebbe creato nelle masse operaie aderenti al partito, in buona parte cattoliche. Non si doveva spaccare il partito proprio con l’argomento religioso più spinoso.

Come chiameremmo ora questo modo di gestire una fase storica? Non mi ci metto neanche, a pensarci. Ora ci si confronta su misure marginali e strumentali con espressioni catastrofiche, nella certezza che nessuna di queste decisioni possa veramente determinare cambiamenti radicali nella società disinteressata di oggi. Giusti o sbagliati che siano, i cambiamenti che stiamo “subendo” in questi mesi sono limitati, di corto respiro, erodono libertà marginali, non determinano nemmeno reazioni coordinate di opposizioni rese marginali da dirigenti… marginali (politicamente).

Mi pare che ci sia bisogno di pensieri e obbiettivi superiori e questi, ora, non ci sono e non ci possono essere.

domenica 11 dicembre 2022

Gioventù.

Ha ragione chi dice che una volta raggiunta la fama, mantenerla costa poco. In un modo o nell'altro, ce la si fa a prorogarla. In politica piu' che altrove.
Alcuni "vecchi falsi giovani" (usero' la parola vecchi con affetto, lo sono quasi anch'io) non aggiungono piu' nulla al contesto politico, pero' hanno raggiunto la fama di politici e di questo vivono.
Catatonici, esauriti, assenti, prematuramente invecchiati o sotto choc da mancato consenso, hanno perso l'energia di cui andavano fieri.
Dovrebbero farsi sostituire. Magari da giovani, da ragazze/i lavoratrici o lavoratori. Laureati o non laureati che vogliono imporre la propria personale lettura della realta' politica senza pensare ad altro, forse anche come missionari e anche a costo di scendere a patti con il diavolo. Persone razionaliste, diciamo, non in senso filosofico ma nel senso letterale del termine. Di solito il senso letterale e' peggiorativo, ma in politica non conta piu', purtroppo per noi quasi anziani che crediamo nella funzione sociale della storia.
La sostituzione pacifica dei "vecchi falsi giovani" e', forse, l'unico modo per rivoluzionare qualcosa. Per sfuggire alla noia mortale data dalla presenza e all'immobilismo dei soliti quattro o cinque che spiegano come fare e non lo possono fare.
E si che i "vecchi falsi giovani" balbettano, indugiano, mentono, si rieleggono tra loro.
Fate passare i giovani, cannibali e affamati di futuro, contro la stasi.
Il ragionamento vale anche per i "giovani falsi vecchi", sono democratico. Loro sono quelli che hanno potuto mandate a memoria le esperienze e le sanno fare fruttare. Insieme ai veri giovani farebbero la rivoluzione che serve.
Intanto, se non si muovono i giovani, nessun altro lo puo' fare.

venerdì 25 novembre 2022

Abbasso la propaganda.

 

Sto contro la propaganda, da sempre. Di qualsiasi natura e preparata per qualsiasi iniziativa commerciale o politica. La pubblicità è altro. Arte, se si può dire.
Cosa fa la propaganda? Il suo lavorio incessante ha creato un ambiente talmente condizionato che un politico di destra si può permettere di improvvisare o di proporre sempre il solito repertorio con qualche variazione, perché qualunque cosa dice atterra in un frame di destra pronto a raccoglierlo e valorizzarlo. Al contrario ogni iniziativa di sinistra nasce in un terreno ostile. Per esempio, senza fare nomi, esponenti di partiti di sinistra si sono dimostrati veramente interessati a questioni sociali e civili diciamo, urgenti. Ma quando gli si è fatto capire che il tipo di problemi da risolvere non potevano essere risolti con sporadici caffè, telefonate o scambi su whatsapp, ma bisognava dedicare tempo, risorse e persone (anche formando persone interne ai partiti), a quel punto si disimpegnano, cadendo nella routine polemica.
E poi c'è l'etern questione della selezione dei candidati, sempre estranei al pensiero collettivo, sempre lasciati ad autogovernare la propria immagine, qualsiasi essa sia e guadagnata senza fare, letteralmente, vita di partito e per il partito.
Poi ci si chiede sui social come mai accadano anche a sinistra le cose che accadono, volontariamente, a destra.

venerdì 28 ottobre 2022

Il sacrificio di fare gruppo.

Chi fra noi non fa parte di un gruppo. Chi non ne ha fatto parte, in qualche momento della sua vita e dove ha vissuto. E quanto sia soddisfacente il senso di appartenenza a qualche cosa che supera i singoli, quanto sia gratificante percepirsi come "noi", qualcosa che definisce anche la comunanza delle relazioni all'interno, lo dimostrano gli anni di esperienza comune. Più a lungo si è vissuto il gruppo, meglio si è affrontata la vita con le sue difficoltà.

Il primo sforzo è stato, sarà stato per tutti, trovare lo scopo comune del gruppo. Si deve considerare che i motivi per fare gruppo possono essere molti: può essere incarnato da una persona, rappresentato da un'idea, dall'affermazione di un valore, da un compito o soltanto dall'interesse a stare insieme, l'amicizia, il ricordo. Il fare proprio e sentire come proprio da parte di ciascuno l'obiettivo comune implica condivisione, comunicazione, accomunamento, unione. 

Nella nostra società fare gruppo pare, e probabilmente è, cosa positiva, idealizzata; il gruppo è il posto in cui attraverso comunicazioni intense e reciproche si realizza un'unità armonica, in cui ciascuno ha una collocazione paritaria, una partecipazione attiva e soddisfacente. 

Ma se si è fatta l'esperienza vera in un gruppo vero, i dati dell'esperienza non ne confer-mano l'immagine ottimistica e positiva. Ve ne sarete accorti che stazionano e si mettono in evidenza, dopo un primo periodo ieratico, felice e produttivo, divergenze, contrapposi-zioni e tensioni, anche aspre e dolorose. Come minimo si perdono amicizie fino a ieri date eterne. Ogni gruppo vive sentimenti ambivalenti, vissuti tra il desiderio di appar-tenere e darsi per quanto possibile a un'entità superiore e rassicurante e la spinta ad affer-mare e imporre i propri bisogni, la propria identità individuale. 

Sono in gioco intense e violente emozioni e si ricorre persino alle rappresentazioni idea-lizzate per tenerle a bada. Ma il periodo trascorso in gruppo è sempre e comunque indi-menticabile: è la forma di associazione tra umani più vera, dove si confrontano menti e logiche diverse. Stare in un gruppo significa che prima o poi ne ricorderemo volentieri l'esperienza.

venerdì 30 settembre 2022

Area nuova.

C'è un partito che perde consensi. Che scende a circa 5.000.000 di voti. Che è in crisi, di gestione e di motivazioni.
Ma se ne discute come se non ci fosse alternativa. Come se la legittimazione per un partito conservatore negli effetti delle sue scelte e delle politiche di governo nazionali, locali e internazionali fosse una fisima di elettori potenzialmente così arguti da poter elaborare altro tipo di comunità politica ma soddisfatti di criticare, anche ad alto livello, il partito della crisi.
E ogni giorno è peggio, nel senso peggiore del senso: si scarica su un partito di centro quello che a manca, manca. Ci manca solo l'OPA, per dirla finanziariamente.
Il giorno che leggerò un minor numero di commenti su un partito che non può rappresentare l'area, sarà un gran giorno, per me. Anche per quelli come me che hanno cercato sponda utilitaristica in cartelli elettorali. Ma cosa ci trovate...

 

venerdì 9 settembre 2022

Finti tifosi.

Ricordare di chiedere, quando si incontrerà un novello aspirante al seggio parlamentare o un vetusto politicante con carriera pluridecennale, se Egli ambisca a difendere una delle seguenti categorie e con quale priorità.
Così, per sapere se per caso abbia idea di cosa dovrebbe occuparsi nei giorni a venire oltre l'inaugurazione del suo nuovo appartamento a Roma, in affitto o di proprietà.
Il quesito è articolato, riguarda le libertà. Fate dire al candidato cosa pensi della libertà religiosa; poi della libertà economica; ed infine della libertà politica. E come voglia operare una volta dichiarata la scelta, che, confesso, è un tranello per verificare le vanità terrene del soggetto.
Ci sarà da sorridere amaramente. Molti cittadini intendono la rappresentanza come attività seria e questo viene banalizzato praticamente da tutti i candidati, per lo più nominati.

giovedì 28 luglio 2022

Fondamentalisti.

Prima o poi qualcuno avrebbe toccato il tema del fondamentalismo politico. Alcuni avrebbero voluto farlo prima di altri, sono certo, ma un poco di riservatezza può avere indotto a lasciare perdere un argomento tosto, quasi autolesionista.
Il fondamentalismo, dunque, esiste. Si evidenzia quando una forza politica - ma anche un gruppo ristretto di persone, un gruppo economico o religioso pretendono di modificare l'assetto della società civile secondo i propri principi, di fatto imponendoli agli altri cittadini.
E quando si avvicinano le elezioni, momento in cui i gruppi vincenti acquisiscono il diritto ad esercitare le loro prerogative, in modo democratico sia chiaro, si chiude il periodo precedente, fatto bene o male dai governanti legittimati decaduti e si apre un altro caotico momento in cui si è soggetti ad una pioggia tossica di messaggi contenenti invettive, ultimatum, adulazioni, poco eleganti inviti a tacere. Amicizie senza troppe esigenze e affetti vengono travolte da posizioni "fondamentaliste".
Qui si pretende, però, di salvare un tipo di fondamentalismo di reazione alla realtà grama, stitica e feroce che si vive, per alcuni versi ricattatoria. Se non si esige dagli eletti - ma anche dai candidati - un comportamento almeno dignitoso, se le scelte proposte sono difficilmente accettabili ma finiscono per essere ricatti buttati su un tavolo da gioco in cui i presunti giocatori forti dispongono di tutti i mezzi e gli altri subiscono, ecco, si realizza quel particolare momento in cui compare il fondamentalismo individuale che fa dire: no, tu no. Tu non avrai il mio consenso e te lo rendo noto.
Perchè le altre difese di fatto sono terminate.