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domenica 27 marzo 2022

Di che livello sei?

Tutti i partiti si dichiarano inclusivi. E' la condizione minima per definirsi inclusivi, ne va del necessario consenso, del bisogno vitale di sopravvivenza e crescita. C'è bisogno di cercare il suffragio in tutti gli strati sociali; il partito che predilige alcuni o uno solo è destinato a scomparire nel giro di poche consultazioni. Esempi ce ne sono tanti, dai piccoli partiti di nascita parlamentare ai partiti espressione di un ristretto gruppo dirigente specializzato in poche - anche se essenziali, in qualche caso - richieste di tipo sociale e civile.

E quindi devono essere coinvolti tutti gli strati sociali, se la pretesa è quella di rappresentare qualcuno in Parlamento o in altre assemblee. L'offerta deve saper parlare al numero più alto possibile di persone e usare il linguaggio e il comportamento più consono per ogni strato. Ciò non è affatto semplice; almeno non semplice quanto si affannano a farlo sembrare i demagoghi di partito. Notate le differenze di espressione gergale quando si rivolgono al cittadino medio (orrenda definizione) o al cittadino benestante o, quando sono costretti (perchè è il bacino numericamente più grande e anche il più refrattario a farsi convincere dai troppo numerosi esempi di bugie del passato) a rivolgersi agli strati più bassi della società. Ecco, qui la demagogia organizzata si esprime con contorsioni e contraddizioni evidenti: la demagogia incide proprio sul "senso così comune e diffuso di grossolana giustizia", promettendo la cancellazione di ogni gerarchia sociale e l'uguaglianza assoluta. Dalle menzogne parte una prima selezione di aspiranti rappresentati e aspiranti partiti di massa, a favore di conventicole ristrette incapaci di rappresentare diversi strati sociali. Il dato che si evidenzia è che manca quasi completamente la trattazione organica dei bisogni della società, con priorità equivalenti che non escludano nessuno. Nessun partito è in grado ormai di soddisfare la richiesta di equità nella qualità delle soluzioni. Tutto avviene con disparità di trattamento tra strati, sempre a discapito dei peggio rappresentati.

La lotta tra partiti per accaparrarsi il consenso è demagogica: si avvale delle stesse tecniche, dallo sfruttamento delle "cupidigie", dei "pregiudizi" e degli "istinti più rozzi" alle "promesse impossibili da mantenere". Ne risulta una "ignobile gara", dove coloro che "ingannano volontariamente abbassano il loro livello intellettuale fino a renderlo uguale a quello che loro suppongono siano gli ingannati, e moralmente scendono ancora più in basso".

Si dice che sia facile schierarsi. Non lo è affatto, lo dimostra l'astensionismo, il disinteresse. Le domande sono tante, la principale sembra essere: cerco risposte in un partito che cerca di rappresentare il numero più alto di persone, anche se male e in modo disorganizzato o in un partito che rappresenta un numero ristretto di interessi, ma bene?

Non rispondete. Se aderite all'una o all'altra scelta non potete essere che demagoghi voi stessi, purtroppo. Perchè alla base, forse, dovrebbe esserci il bene comune, non il bene mediocre per tutti o pochi.

mercoledì 23 febbraio 2022

Ma che genere di partito (o movimento) preferisci?

Domanda che porgo al culmine di crisi di identità a getto continuo dei partiti o movimenti ora esistenti, al lordo delle dichiarazioni dei loro dirigenti – uomini soli al co-mando di elettori molte volte lasciati soli –, di agglomerati di consenso con un obbiettivo solo: andare o stare al governo, con ambizioni di politica amministrativa ma non sociale.

Al netto della collocazione nel panorama politico, per quanto confuso, preferisco un partito di interesse e di integrazione sociale. Cos’è un partito di interesse e di integrazione sociale, per giunta rispettoso delle Istituzioni?

E’ un partito che risponde direttamente a esigenze sociali, non è frutto di alchimie parlamentari, non è frutto di conflitti di principio come se ne vedono uno al giorno in questi anni. Il rapporto che questo tipo di partiti stabilisce con i suoi membri è molto impegnativo: implica il finanziamento diretto attraverso l'iscrizione, ma anche la richiesta di partecipazione alla vita di partito dell’iscritto o del simpatizzante. Il partito di integrazione sociale si rivolge a gruppi sociali specifici, che cerca di mobilitare e incorporare nella sua vita. La sua forma organizzativa caratteristica è quella delle organizzazioni sociali che, sotto gli auspici del partito, cercano insieme di rispondere agli interessi e di attrarre e legare al partito categorie specifiche di cittadini: donne, giovani, cittadini alla ricerca di specifiche forme di rivendicazione. Di fatto questo tipo di partiti mira a trasformare, tendenzialmente, ogni elettore in un possibile iscritto e ogni iscritto in un militante.

Quello che preferisco sta proprio qui, in questa descrizione: il partito di integrazione e interesse sociale è una risposta politico-organizzativa allo sviluppo della politica di massa, che comporta la necessità di organizzare e mobilitare nuovi gruppi di elettori prima esclusi dalla competizione politica. Un compito rispetto al quale i tradizionali partiti di rappresentanza individuale risultano inadeguati, essendo quasi esclusivamente collettori di voti.

Va da se che la condizione inseguita è teorica ma praticabile sono in alcuni contesti già pronti e ricchi di esperienza in questo senso. Il contesto, è importante: se si è disposti a partecipare allo scambio continuo di opinioni e prese di posizione almeno circostanziate, il passo si fa leggero. Diventa più semplice aderire ad un progetto e condividerne le basi, in un clima privo, in linea di massima, di continue rettifiche di obbiettivi e rimaneggiamenti di linee politiche.

Questo chiedo a Possibile. A volte con risposte rassicuranti circa la determinazione, il sostegno delle tesi, la comprensione dei mille temi diversi in discussione, anche a carattere locale; a volte con gli inevitabili dubbi sulle scelte dei dirigenti. Ma, questo è il punto principale, si è liberi di essere di sinistra. Quella sociale, per i diritti di tutte e tutti, ecologista, per la rappresentanza più allargata possibile dei cittadini presso le Istituzioni, nel rispetto della Costituzione.

Resta l’altra domanda, sempre presente in me: la maggioranza dei cittadini italiani sente la necessità di essere partecipi e rappresentati o non avvertono affatto questa esigenza? In altri termini, è la politica che può fare gli interessi sociali degli italiani o è finita, la politica? Preferisco non sapere la risposta e cerco ancora.

martedì 11 gennaio 2022

Vietato pensare che le masse esistano.

 

"L'opera di Gustave Le Bon costituisce la più tipica espressione ideologica dell'orrore aristocratico di fronte alla democrazia, identificata con il dominio, tirannico e distruttivo al tempo stesso, delle masse. L'idea che sta alla base della sua visione apocalittica del futuro dell'Europa è che l'ingresso delle classi popolari nell'arena politica rappresenta una terrificante minaccia per la civiltà in quanto tale. Tutto ciò che è personale, qualificato, elevato, razionale è destinato a essere spazzato via dall'avanzata delle masse. Queste faranno precipitare l'Europa nella barbarie in quanto, guidate da capi improvvisati e demagogici, instaureranno, in luogo del governo dei migliori, quel reggimento politico che Aristotele aveva chiamato oclocrazia."

Non conoscevo Gustave Le Bon, e capisco perchè. Ma la cronologia degli eventi, dalla perdita dei significato di democrazia tradotto dagli aristocratici nei fenomeni sopra riportati e che ricadono oggi, intatti e sovrastanti, come macigni, sembra accostarsi perfettamente agli eventi che stiamo vivendo negli ultimi due anni. 

In questi anni, infatti, la democrazia è superata nei fatti da forme di oligarchia soffolta e soffocante i diritti sociali e civili della maggioranza delle persone, a cui toglie anche rappresentanza politica. Le quali persone, però, sono più consapevoli, in attesa di sapersi organizzare per diventare società più giusta. Speriamo. I resistenti, coloro che non si abbandonano alla furia dei due disvalori contrapposti, idrovore di equità sociale, ci sono ancora.