sabato 2 marzo 2013
I due Politici.
Due Politici, un Piddino e un Pidiellino, frementi uomini di domani, si erano urtati nel passaggio degli scranni dl Parlamento. La cosa li aveva innervositi: il Piddino aveva scagliato un pugno al rivale e questi aveva reagito, ferendo in modo piuttosto serio l’occhio del primo. Nel tentativo di intervenire, i compagni di Partito prima, i Capigruppo poi, avevano perso le staffe ritrovandosi coinvolti nella zuffa. I pochi colleghi presenti dei due Partiti presero a cercarsi reciprocamente con intenzioni bellicose. Ci fu una brutta scena, con una scheda magnetica tagliente e, pochi minuti dopo, un giovane grillino era rimasto seriamente ferito alla lingua. Nel generale accendersi degli animi, due anziani di Partito si erano messi le mani addosso e un doppiopetto ne era risultato alquanto malconcio. Una neofita del Pdl aveva perso una spilla a seguito di uno spintone di uno steward. Nel giro di mezz’ora i Gruppi Parlamentari si erano ritirati e si scambiavano veementi insulti scatologici nel corso di rispettive conferenze stampa. Spinte e urti tra i giornalisti presenti. Il Piddino pugilatore fu accusato di avere contatti con il KGB e quindi moventi politici. Il capo del PDL meditò seriamente per 15 minuti. Dopo mezza giornata di furiosi lanci di matite, fu un giovane esponente del M5S che propose una tregua. Il Presidente della Repubblica disse: di questo, l’intero pianeta ne prova sollievo.
giovedì 28 febbraio 2013
Abbiamo bisogno del rigassificatore per rendere l'aria ancora più pestilenziale. Già è un successo mettere insieme 16 atti respiratori al minuto per 24 ore successive (escluso ipertesi e sotto sforzo). Opera pubblica necessaria e sostenibile o, come al solito, dichiarata e non spiegata ai cittadini, che devono solo accettare? Il resto dell'aria è appestata da opinioni politiche e sociali non richieste, rilasciate come palline da tennis da distributori automatici, quelli per l'allenamento.
mercoledì 27 febbraio 2013
Torno a descrivere la sensazione, che per i fatti accaduti intanto è divenuta certezza, che vera crisi (sociale, politica, economica), qui, non c'è. Troppo abituati a convivere con i difetti di Amministrazioni finte, tanto è vero che la macchina comunale sopravvive comunque al vuoto di rappresentanza, non siamo nelle condizioni di distinguere tra un livello di servizi sociali efficienti e l'attuale situazione, veramente desertificata di dignità e responsabilità. Quindi, non c'è crisi. Oggettivamente convinto che i veri poveri, intesi come misere ombre abituate al peggio, siamo noi. Nessuno escluso.
martedì 26 febbraio 2013
Desidero augurare Buon Lavoro alle poche persone che con pervicacia hanno inseguito il sogno quasi impossibile di cambiare l'Italia, candidandosi alle Politiche di questi giorni. Alle molte che l'hanno fatto per gestire il potere personale e per prestigio inutile e scoraggiante, Auguro, di vero cuore, un bel mucchio di giorni da cassintegrati. Perchè in Italia non c'è crisi, se si vota così.
martedì 20 marzo 2012
La lettura del mese.
Sto rileggendo con piacere "L'anno della morte di Ricardo Reis" di Josè Saramago, sorta di diario dell'ultima fase di vita di un medico rientrato dal Brasile, dove visse ed esercitò per più di quindici anni, in Portogallo, suo Paese di nascita e di vividi ricordi. L'intervallo di tempo trascorso prima del rientro è quasi ignorato ed al centro del romanzo palpita un Paese colonizzatore, ma povero. Il protagonista è al corrente, siamo nel 1935, dei fatti più importanti che accadono in Europa, comprese le intrepide avventure del nuovo impero romano, in Abissinia e Libia. Era un tempo di dittature feroci, in Europa, esercitate da personalità quantomeno eccentriche e populiste. Sentite che nomi: Salazar, Franco, Hitler, Mussolini.
Quel quadro storico è per fortuna irripetibile. Ma si avverte un'altra dittatura, non esercitata, per così dire fisicamente, su di noi Europei di periferia. La dittatura dell'economia, delle banche. Non ti lasciano vivere, se non contando i centesimi.
Quel quadro storico è per fortuna irripetibile. Ma si avverte un'altra dittatura, non esercitata, per così dire fisicamente, su di noi Europei di periferia. La dittatura dell'economia, delle banche. Non ti lasciano vivere, se non contando i centesimi.
venerdì 2 marzo 2012
Il Blues dei campi di lavoro.
Il Blues dei campi di lavoro è in pieno contrasto con gli hollers. Qui vengono impiegate frasi più corte con momenti ritmici più evidenti. Il ritmo era scandito dalla chitarra, che con le corde basse dettava i ritmi del lavoro e del gruppo canoro in modo che fossero in sincronia. Era la ripetizione del primo verso che trasformava il canto di lavoro in blues. E' questo il Blues della fatica e della preghiera. Grande Son House nell'esprimere, con pause riempite con note di percussione, l'enorme voglia di libertà dei neri d'America.
giovedì 1 marzo 2012
Holler e blues.
I due Stati in cui il blues ebbe un'evoluzione decisa furono il Texas ed il Mississippi. Il Texas, arido quanto basta per limitare le coltivazione a poche fattorie isolate, dove quindi il blues non subì evidenti cambiamenti ad esclusione della predominanza sull'holler, ed il Mississippi, ricco, florido, con molte piantagioni ed una grande diffusione del blues tradizionale.
In Texas si evidenziò un innalzamento del tono dell'esecuzione ed una libertà ritmica dello stile accentuata. Le melodie avevano una peculiare progressione di alto e basso, cominciavano con una nota vicina alla più alta e poi scendevano a intervalli di tre note. La scala vocale era in genere pentatonica, una scala di cinque note di probabile origine africana, invece della scala diatonica di otto note, tipica della musica europea.
Il blues non è fatto solo per essere ascoltato. Texas Alexander, sì.
In Texas si evidenziò un innalzamento del tono dell'esecuzione ed una libertà ritmica dello stile accentuata. Le melodie avevano una peculiare progressione di alto e basso, cominciavano con una nota vicina alla più alta e poi scendevano a intervalli di tre note. La scala vocale era in genere pentatonica, una scala di cinque note di probabile origine africana, invece della scala diatonica di otto note, tipica della musica europea.
Il blues non è fatto solo per essere ascoltato. Texas Alexander, sì.
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