“Ammettiamo che uno degli obbiettivi dei sindacati consista nel far alzare i salari, anche oltre il livello del mercato”. Questa semplicistica frase sembra sia la più gettonata tra le definizioni odierne di sindacato, ma, approfondendo un poco l’enorme problematica, essa risulta minimalista. Cosa succede quando i sindacati non riescono ad ottenere risultati economici per i lavoratori durante i confronti con le Aziende e lo Stato? (tenendo presente che il sindacato ottiene risultati per tutti, anche per i lavoratori non iscritti). Succede che il suo ruolo diventa più politico, più da mediatore sociale che da parte in causa per il trattamento economico dei lavoratori.
Gli obbiettivi del Sindacato sarebbero: 1) la sicurezza economica dei lavoratori; 2) contribuire a creare le opportunità di migliorare le capacità professionali dei rappresentati; 3) cercare un trattamento economico equo; 4) stimolare il senso di appartenenza alla comunità di lavoro.
E qui devo fermarmi, perché le mie conoscenze non mi garantiscono di non cadere nel pressapochismo, in errori storici e interpretazioni superficiali dei moderni sindacati. A questo proposito e a scanso di equivoci ricordo di aver letto un aneddoto, sui sindacati, protagonisti volpi e ricci:
“Le volpi conoscono molte cose”, dicevano i greci antichi, e a ragione si può aggiungere, perché le cose da conoscere sono molte… Ma molti vogliono semplicità e certezza - l'unica grande cosa che il riccio conosce - per guidare i loro pensieri; una visione centrale che dia coerenza a tutte le loro percezioni; un'unica spiegazione che dia senso a tutti gli eventi. Alcune volpi cercano di aiutare i ricci, anche se i ricci raramente apprezzano l'offerta di aiuto”.
Per dire che le cose cambiano, i sindacati pure, quando perdono l’oggetto sociale e cercano nuovi ruoli (soprattutto i dirigenti).
Malgrado questi sviluppi, gli accordi clientelari, anche se organizzati in modo nuovo, sembra esistano non solo ai margini, ma anche nel cuore stesso della struttura istituzionale dei sindacati. L’occupazione (spesso scarsa), gli scadenti servizi pubblici, l’accesso all'amministrazione e ai beni pubblici sempre laboriosa - hanno continuato a essere regolate secondo criteri e relazioni di tipo clientelare-privatistico. Esse sono distribuite da patroni diversi: uomini politici, funzionari pubblici, o organizzazioni come partiti politici, sindacati o loro rappresentanti. In cambio questi ricevono voti o qualche forma di fedeltà o addirittura servizi personali.
I quesiti più importanti però restano senza risposte: potremmo definire il sindacato generalmente indicato un sistema completamente “corporativizzato”? Le organizzazioni sindacali sono o saranno da oggi in poi cooptate nel processo decisionale del governo? I Sindacati sono fortemente legate ai partiti politici e prendono parte alla formazione delle iniziative politiche in una sorta di reparto funzionale del lavoro?
I Sindacati cambiano. Diventano gruppi di pressione che cercano di ottenere agevolazioni per i propri aderenti influenzando la produzione legislativa tramite pressioni sul governo e sul parlamento, se riescono (ma non ci riescono). Il sindacato potrebbe entrare ormai direttamente nel sistema politico come “soggetto primario di azione politica", soprattutto in sede di politica dei redditi e di programmazione economica. Con ottima pace dei lavoratori, finiti nel frullatore di una società politica che non rappresenta i cittadini ma i gruppi di potere, tutti invischiati nella compravendita di benefit personali. A parte eccezioni a cui ci si vorrebbe aggrappare, come sempre.