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martedì 25 giugno 2024

Mancherebbe la politica di base.

 

Mancherebbe la politica di base.

 Un partito, un movimento, un gruppo di potere, insomma, deve controllare cosa fanno le persone: deve anche monitorare cosa pensano. E questo serve per cambiare il racconto del mondo. Lo fanno tutti, ma di solito chi è al centro di un sistema fa finta che la sua non sia l’ideologia. Chi è al centro di un sistema parla come se le ideologie fossero solo quelle degli altri, degli sconfitti. I media parlano come se esistesse da una parte un normale scambio di idee non ideologico, dall’altra le ideologie fastidiose. È un modo di ragionare ideologico, ma è riuscito negli ultimi quarant’anni a far passare il mondo per non-ideologico. I conservatori di ogni parte politica, che sono i difensori dello status quo per definizione, sanno che la narrazione chiamata sistema, va coltivata e difesa in modo che continui a essere la forma di racconto della realtà preferita dalla gran parte della popolazione.

 “Il padronato unito non sarà mai sconfitto. Anche chi è a sinistra lo fa oggi: ruba dai suoi avversari, perfino con ammirazione: il padronato deve imparare la lezione appresa tanto tempo fa dal movimento operaio. Il potere politico è necessario; tale potere deve essere coltivato assiduamente, e deve essere usato aggressivamente e con determinazione, senza imbarazzo e reticenza. E dunque, per difendere gli interessi dell’imprenditore bisogna fare politica, e farla copiando i sistemi degli avversari”. Geniale. Bisogna copiare lo sforzo che ha fatto la sinistra per entrare nella politica e nell’immaginario: “…la forza sta nell’organizzazione, in una accorta pianificazione e messa in atto a lungo termine, nella coerenza dell’azione per un numero indefinito di anni, nella scala del finanziamento disponibile solo con uno sforzo congiunto, e nel potere politico ottenibile solo attraverso un’azione unitaria e organizzazioni nazionali”. Cruciale è “riequilibrare la cultura” finanziando corsi, borse di studio, dipartimenti, cattedre, libri di testo, saggi e riviste e media in genere.

Il virgolettato è uno scritto di Lewis F. Powell Jr., avvocato americano “specializzato nella difesa delle industrie del tabacco”. Cosa antica ma attuale in Italia, dove si viaggia con almeno venti anni di ritardo su tutto.

Tornando al titolo, i media parlano come se esistesse da una parte un normale scambio di idee non ideologico, dall’altra le ideologie fastidiose. Rendere a tutti i livelli più amichevole la giustizia verso gli imprenditori è utile lasciare l’economia sul trono delle priorità non contendibili, senza considerare affatto le altre necessità dei popoli. Insomma, una guerriglia totale applicata alla riconquista dell’egemonia ideologica. Perché a essere invisibile è proprio l’ideologia. Ecco i rettiliani, QAnon, i nuovi fascismi e così via.  In un mondo dove non si considera l’ideologia, tutto appare cospirazione, anche ciò che non ha niente di segreto.

Noi comunque ce la portiamo dentro, un’ideologia. Che lo vogliamo o no. È per questo che nessuno può dire la frase “io non sono ideologico”. Dovremmo accettarlo e muovere i passi necessari senza atteggiarsi a conservatori di tipo americano. Non fa e non deve fare per noi. Anche perché bisognerebbe sapere copiare, nel caso.