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Politica. Meridionalismo. Blues.

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martedì 31 dicembre 2024

A cavallo delle 24,00.

 

Si fa presto ad augurare “Buona fine e Buon principio”, riferendosi a questi due anni che si abbracciano questa sera. Uno stremato, arrivato alla fine dei suoi giorni con poco altro da dire e dimostrare ed un altro, troppo giovane per riuscire ad emettere suoni apprezzabili se non rumori sotto forma di petardi e fuochi d’artificio come primi vagiti.

A noi interessa la normalità, avere quasi tutto sotto controllo, vero? Vero in parte, gli scossoni sono a volte necessari, sempre che siano assorbibili e non definitivi.

Il preambolo augurale va nella direzione del desiderio di chiedere cambiamenti al nuovo anno, come se dipendesse dal passare del tempo e non dai comportamenti umani. Ecco, ci auguriamo cambiamenti volontari, sterzate senza derapate violente verso la convivenza civile. E chi non lo vorrebbe… Tranne coloro che vorrebbero il controllo su una società di sudditi, con regole uguali per tutti tranne che per se stessi; che vorrebbero i cittadini irreggimentati in categorie standard, con poca ma sbandierata libertà; che vorrebbero il controllo economico su tutti tranne che sui propri accoliti e si se stessi.

Ecco, stasera dovremmo spernacchiare costoro con la grazia di Totò; rinunciare a portare borracce piene di fiele; rifiutare di addormentarci sedati per ricominciare il primo dell’anno proprio come oggi.

Buon Anno Nuovo. Nuovo davvero.

Resta inteso che gli ingenui possono crederci. Mentre, per gli scaltri sarà semplice farlo credere. Invece, i mariuoli, hanno smesso da mò di volere cambiare. Forza.

martedì 17 dicembre 2024

Cos'è l'autonomia differenziata?

A questa apparentemente semplice domanda rispondo così, avendo l'accortezza di precisare che non vederla in atto significa, intanto, non intaccare il mio senso di uno Stato che in tanti anni ha preso e ha dato a tanti, spesso senza equilibrio.

L'autonomia differenziata è una specie di governo che divide lo Stato in tanti piccoli Stati, la sovranità in tante piccole sovranità, che smembra dal Parlamento quelle prerogative che non sono disponibili; che dà al popolo molti governi senza distribuire equità, se questa è un valore riconosciuto. L'autonomia differenziata ha un'azione tumultuosa, un dispotismo diviso; lascia la dipendenza ai poteri locali, narcotizza la Costituzione.
A me pare. Nulla toglie che una buona parte dei concittadini nazionalisti la preferiscano, sempre tesi alla ricerca della propria isola felice dove vivere e di molti clienti a cui vendere i propri prodotti. Sempre che i clienti dispongano di mezzi per affrontare questa realtà durissima.

giovedì 7 novembre 2024

La sconfitta.



L'errore, l''enorme errore politico delle sinistre italiane sta nel confondere volutamente la foce di un fiume con i rivoli irrilevanti di un estuario. E ignora il grande fiume. Non vengono ricordati i fondatori dei movimenti politici, quelli in grado di muovere persone e coscienze. Né vengono emulati, se non imitati. I grandi problemi della Pace, del Lavoro, della Scienza sono messi all'angolo. Sono messi in evidenza frammenti importanti ma non decisivi, purtroppo. Tutto l'accessorio diventa principale e viceversa, mentre il tutto dovrebbe avere identico trattamento, deciso e univoco. Bisogna dare atto però che conquistare una visione unitaria è un'attività quasi proibitiva. Troppi interessi particolari, l'individualismo è sovrano, altro che interesse collettivo.
C'è un'attività strana, che deriva dalla lettura, poi dalla memorizzazione e quindi dall'applicazione dei concetti appresi che mi pare si chiami studio. Dei fenomeni sociali, in particolare; qui si studia marketing del consenso e i risultati sono questi, sono tangibili. Come gli insuccessi.

giovedì 3 ottobre 2024

Titoli di articoli sui social, slogan politici presuntuosi a scarso effetto.


 

Sto sui social, male e poco. Cosa significhi stare sui social, male e poco, non lo so bene. Se un parametro deve essere seguito, sembra essere quello del successo in termini di mi piace, di commenti per lo più favorevoli, di un seguito persino silente ma attento di chi gira su queste giostre gratuite solo apparentemente.

Sto di più su due social. Sono facili, sono senz’altro manipolati ma sono facili da usare. A stare bene attenti su questi mezzi si può pubblicare persino qualche opinione sul confine del politicamente corretto, del politicamente opposto. Su uno dei due è più complicato, serve sintesi. Questa faccenda della sintesi richiesta, sul social schierato, è un limite poco gradevole, un limite quasi insormontabile, per me.

Uno è un social delle amicizie, diciamo. Facili ricordare con l’aiutino; su cui è facile puntualizzare pareri ed opinioni, facile allegare immagini. Una pacchia mediatica. Lo sfottò è ancora consentito. A volte è limitata la pubblicazione, ma si sopravvive.

L’altro è scontroso, in mano ad una proprietà schierata, aperto apparentemente ma chiuso in modo serrato nei fatti. Non compaiono mai posizioni mediate, non c’è spazio per spiegazioni estese, il dialogo tra parti diverse è inesistente.

Però si può litigare, insultare, minacciare querele, titolare senza tregua su ogni cosa, riportare titoli di media schierati a volontà, diciamo.

E qui ti voglio: ogni post di X è un titolo immodificabile, una sentenza inappellabile che stabilisce chi sta con chi, chi è peggio di chi, chi ha sempre ragione e in virtù di cosa, sondaggi perfetti, responsabilità precedenti senza possibilità di smentita ripetute migliaia di volte. Aggiornamenti continui, assillanti.

Può star bene, a molti: in fondo, i media sono cambiati ed ognuno ha il diritto di esprimersi come ritiene opportuno e internet ha consentito di digitare a chiunque volesse esporsi anche con facezie esilaranti. Sta bene.

Ma prendo a caso alcuni titoli dei post, una volta twitt (ora non sia mai scritto, è passato di moda, il proprietario è un po’ particolare, diciamo). L’orario è il pomeriggio inoltrato, chi è seguito da me che sono di una sinistra non troppo diffusa ma con bandiere ben individuabili pubblica regolarmente le nostre battaglie, i risultati, le analisi, le critiche da opposizione convinta. Il guaio è che mi sono convinto che seguire le altre parti politiche (profili di partiti, movimenti, segreterie, cariche istituzionali, ministri, giornalisti, ecc.) fosse equilibrato, che servisse a stabilire un equilibrio tra fonti e posizioni diverse. Che tutto questo sforzo avesse un senso per cercare di sapere le direzioni politiche degli attori politici di questo sfortunato Paese. Macchè. E’ un caos di accuse. Una baraonda, una confusione di profili “aggregati” che compaiono con opinioni violente non richieste. Insulti, oltraggi all’intelligenza (qualche volta artificiale od artificiosa, credo), Un insieme di parole urticanti, urlanti, strepitanti; una serie di parole che hanno a che fare con rese dei conti.

Un vero coacervo di inutili invettive senza possibilità di essere prese in considerazione.

Ma è la pubblicità dei partiti quella che non manca: elenchi interminabili di complimenti, congratulazioni, soddisfazioni espresse senza contegno per ogni minimo risultato, anche per una mozione insignificante; per sondaggi con aumenti del consenso che manco il pil, autoelogi per decisioni che riguardano solo alcuni, l’Italia spacca nel Primo Mondo.

Non c’è autocritica, presso la classe, meglio, le classi dirigenti di questo Paese. Lo avrete notato. Chi sta male, economicamente o qualitativamente, in questa vita difficile è escluso da questo contesto di pazzi scatenati senza possibilità di cadere con i piedi nella realtà. Ma alla realtà dicono tutti di rifarsi. Probabile che ci credano veramente. La loro singola, ridicola egoistica realtà di lettori di fumetti mancati può arrivare a questo. Perché il danno che si sta verificando è proprio questo: ognuno vive la sua realtà complessa e ne fa un caso generalizzato, come se riguardasse tutti. Non è così, e lo sanno bene persino i segretari di partito, figuriamoci i governanti.

Fare autocritica, rallentare un momento prima, pensare un poco. ‘Sti italiani, non si riconoscono più. Almeno quelli sui social.

giovedì 19 settembre 2024

Il moderato, sa (voglio bene a tutti).

 

Mi intriga il mondo dei moderati. Mi intriga considerando che esistono ed hanno credito nella società italiana i moderati di tutte le sponde politiche e attività umane, in tutti gli ambiti. Permalosi ed egocentrici, la vita di queste persone con il bene dell’equilibrio a tutti i costi può ritenersi vivace, mai triste o noiosa, ricca di soluzioni per tutte le problematiche, autoreferenziale quanto basta per assicurare loro lunga vita tra i maremoti delle decisioni mai prese è invidiabile. Si mettono lì ed aspettano di accodarsi alla mozione più moderata, tranquilla e mediamente più praticabile.

Intendiamoci, vanno compresi in questa categoria sociale i dubbiosi: costoro (persone assolutamente perspicaci, dotate di capacità analitiche spiccate, di rara intelligenza), alzano ancora di più il livello della moderazione. Mentre questa ha caratteri popolari, sfonda nell’indecisione ammantata di riflessione banale e doppiogiochista, che si lascia trasportare dalla trasversalità a costo zero e insomma, non sa decidere nel suo intimo dove stare ma sta lo stesso dovunque, non approfondisce e non vuole guastarsela con nessuno, i dubbiosi si ergono per profondità di pensiero.

Guastarsela con nessuno significa fare politica, per i moderati. Per lo più liberali senza caratteri spiccatamente democratici, socialisti o progressisti, i moderati italiani governano con chiunque garantisca “comoda visuale dalle finestre del governo”. Agiscono con la guida neo-ideologica del capitale, dell’economia che motiva governanti e cittadini alla conquista del benessere senza l’olezzo fastidioso delle lotte di classe.

Ma torniamo ai dubbiosi, da cui sono affascinato. Il dubbioso in politica non si fida di nessuno (sembrerebbe far bene, a guardare la politica italiana dell’oggi senza un domani). Hanno probabilmente capito che la politica è un affare sporco redditizio per pochi, una cosa che promette ma che non deve mantenere, autorizzata a delinquere sotto l’egida del voto che tutto e tutti assolve, disposta a tutto per rendere il cianoacrilato perenne (sapete, il cianoacrilato è la colla che fissa qualsiasi cosa alle poltrone in modo ostinato).

Il dubbioso non dà troppo credito ai vaccini delle multinazionali, alla scienza dei baroni, alla scienza ufficiale, alla medicina ufficiale, alla fede, al sistema finanziario che regge il mondo, alle dichiarazioni ufficiali. Soprattutto, non crede ai congressi politici. E come dare torto a questi moderati particolari…

Non sono un moderato. Il motto “voglio bene a tutti” è moderato, non può essere praticato nei fatti con sincerità. Un moderato può farlo, è sufficiente che non si esprima mai con sincerità.